Garlasco, reperti smaltiti prima del via libera: cosa emerge
Le carte della nuova indagine indicano che alcune soluzioni legate alle tracce furono eliminate nel 2016, mentre l’autorizzazione giudiziaria arrivò soltanto nel 2022.
Il nodo riguarda gli “eluiti”, le soluzioni liquide ottenute da tracce e reperti dell’omicidio di Chiara Poggi. Secondo gli elementi raccolti nella nuova inchiesta, una parte di questo materiale sarebbe stata eliminata nel maggio 2016, quando mancava ancora un’autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
La traccia 33 resta un’incognita
Nel 2025 la Procura di Pavia ha chiesto al Ris di Parma la documentazione storica relativa agli eluiti collegati alla traccia 33. Dalle verifiche sarebbe emerso che i liquidi distrutti sei anni prima del via libera dei giudici furono smaltiti su disposizione dell’allora colonnello Marino, secondo il racconto reso da due militari in servizio all’epoca.
Non è però ancora stato chiarito se tra il materiale eliminato figurasse anche l’eluito associato alla traccia 33. Proprio questo aspetto dovrà essere verificato dagli investigatori, che stanno ricostruendo la gestione dei reperti conservati dopo le prime attività sul delitto di Garlasco.
L’autorizzazione arrivò nel 2022
La documentazione del 2007 indicava che tutti gli eluiti sarebbero dovuti rimanere custoditi, a disposizione della magistratura. Tale previsione, stando a quanto riportato nelle carte dell’indagine, non sarebbe stata rispettata per i reperti smaltiti nel 2016.
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Un altro passaggio riguarda i reperti ancora sottoposti a sequestro: nel settembre 2021 la Corte d’Assise d’Appello ne avrebbe disposto la distruzione. La difesa di Alberto Stasi chiese di conservarne alcuni, ma nel gennaio 2022 arrivò l’autorizzazione definitiva all’eliminazione; nello stesso provvedimento fu stabilita la restituzione delle biciclette a Stasi. Il nulla osta generale per la distruzione degli eluiti, invece, sarebbe stato concesso nel febbraio 2022, quasi sei anni dopo lo smaltimento contestato.
Luongo: accertamenti senza sconti
Sul possibile coinvolgimento di appartenenti all’Arma è intervenuto il comandante generale dei Carabinieri Salvatore Luongo. In caso di irregolarità, ha assicurato, l’istituzione collaborerà pienamente con la magistratura e manterrà la massima trasparenza.
“Se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali nel passato, la risposta dell’Arma sarà di totale collaborazione, di massima trasparenza e anche assoluta fermezza”, ha affermato Luongo parlando degli sviluppi del caso. Il comandante ha inoltre precisato che eventuali responsabilità personali non dovranno ricadere sull’onorabilità dell’intera Arma né sul lavoro del Ris, ma chi avesse sbagliato sarà chiamato a risponderne nelle sedi competenti.
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