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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Garlasco, reperti in discarica: ora si cerca chi diede l’ordine

Le carte del RIS di Parma riaccendono i dubbi sulla gestione di alcuni reperti dell’indagine sul delitto di Chiara Poggi.

La nuova inchiesta della Procura di Pavia sul delitto di Chiara Poggi porta l’attenzione anche sulla sorte di alcuni materiali raccolti durante le prime indagini. Secondo la documentazione esaminata, diversi reperti sarebbero stati eliminati nel settembre 2016, prima che arrivasse l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria competente.


Il nodo dello smaltimento anticipato

Tra gli oggetti destinati alla distruzione ci sarebbero frammenti dell’intonaco collegati all’impronta 33, le unghie della vittima e i contenitori con i tamponi prelevati dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Si tratta di materiali considerati potenzialmente rilevanti per ricostruire gli accertamenti scientifici svolti all’epoca.

Lo smaltimento sarebbe avvenuto sei anni prima del nulla osta concesso dalla Corte d’Assise d’appello di Milano, che aveva condannato Stasi. L’autorizzazione formale sarebbe arrivata soltanto nel 2022, quando quei reperti risultavano già portati in discarica.


Chi dispose la distruzione

La Procura di Pavia sta cercando di chiarire chi assunse la decisione e sulla base di quali indicazioni. Le carte non descriverebbero un’operazione clandestina: le attività del RIS di Parma sarebbero state registrate e accompagnate dalla relativa documentazione interna.

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Tra i materiali acquisiti dagli inquirenti ci sarebbe anche un filmato nel quale si vede lo spegnimento del frigorifero utilizzato per conservare i reperti biologici. L’ordine, secondo quanto emerge dagli atti, sarebbe stato impartito dal tenente colonnello Alberto Marino, impegnato nel 2007 negli esami genetici sul caso.


Nuovi dubbi sugli esami genetici

Proprio le analisi effettuate sui pedali della bicicletta di Stasi sono oggi nuovamente sotto esame nell’ambito dell’inchiesta bis. I nuovi dati grezzi citati negli atti non indicherebbero la presenza del Dna di Chiara Poggi su quei componenti.

La distruzione dei campioni potrebbe quindi rendere più complesso un eventuale controllo indipendente delle procedure e dei risultati ottenuti nella prima fase investigativa. Saranno gli accertamenti della Procura a stabilire se lo smaltimento rispettò le regole e quali responsabilità, eventualmente, possano emergere.

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