Garlasco, il test sui pedali riapre i dubbi: cosa emerge dagli atti
Una nota del 2007 documenterebbe due verifiche negative sul sangue di Chiara Poggi nella bicicletta di Alberto Stasi, mai inserite formalmente nel fascicolo.
Andrea Sempio torna a parlare mentre l’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi continua a far emergere elementi rimasti ai margini delle indagini originarie. «Si fa fatica. Oggi non sto vivendo: o chiuso in camera, o dall’avvocato. La mia vita è quella», ha detto il 38enne, oggi indagato dalla Procura di Pavia, durante un intervento a Porta a Porta.
Nel frattempo, dagli atti del lavoro svolto nel 2007 dal Ris dei carabinieri sarebbe comparsa una nuova traccia documentale. Si tratta di una annotazione manoscritta che riferisce l’esito negativo di un esame sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi: il sangue non sarebbe stato riconducibile a Chiara Poggi.
La nota che cambia la lettura degli esami
Il documento è composto da dieci righe scritte a penna su un foglio bianco e porta la data del 20 settembre 2007. L’allora capitano Alberto Marino, consulente della Procura di Vigevano, avrebbe annotato il risultato di due verifiche condotte sui pedali, entrambe prive di riscontro ematico secondo il test Obti.
Il dato assume rilievo perché il giorno precedente, sullo stesso campione, era stata rilevata una quantità pari a 2,78 nanogrammi del DNA di Chiara Poggi. Le controanalisi eseguite nel pomeriggio del 20 settembre avrebbero quindi prodotto un esito opposto, senza che quei risultati venissero inseriti negli atti ufficiali. La loro presenza è stata ricostruita soltanto attraverso l’analisi dei documenti di laboratorio conservati nel fascicolo originario.
Le richieste della difesa e i dubbi
Il 25 settembre, quando Stasi si trovava ancora in carcere in attesa della convalida, il consulente Matteo Fabbri chiese che sulle tracce dei pedali fosse svolta una verifica per stabilirne la natura, attraverso un esame come l’Obti. Marino prese atto della richiesta, ma indicò una procedura diversa: cercare il DNA su un’ulteriore traccia appena prelevata, che risultò poi negativa.
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Un ulteriore passaggio risale al processo celebrato due anni dopo, concluso con l’assoluzione di Stasi. In quella fase Marino avrebbe suggerito al perito del tribunale di non effettuare il test immunologico, sostenendo che il materiale disponibile fosse troppo scarso. I magistrati di Pavia hanno così ascoltato gli ex componenti del Ris: dalle deposizioni sarebbero emersi numerosi «non ricordo» e valutazioni contrastanti su alcuni risultati, talvolta considerati semplici prove di laboratorio non riuscite.
Il nodo dei reperti conservati
La nuova annotazione viene esaminata insieme a un altro episodio già acquisito dagli investigatori. Nel settembre 2016, poco dopo la nomina a responsabile della sezione di Biologia, Marino avrebbe disposto la distruzione dei reperti di Garlasco ancora conservati presso il Ris.
Per gli inquirenti, la decisione sui reperti e la mancata formalizzazione delle controanalisi sui pedali sono elementi da valutare nel loro insieme. Resta da chiarire perché un esame indicato come negativo non sia stato riportato nel fascicolo e quale peso possa avere oggi nella ricostruzione dell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi.
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