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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Garlasco, il dubbio sulle impronte: cosa rivelano le email dei Ris

A Ore 14 sono stati mostrati scambi riservati tra Luciano Garofano e i suoi collaboratori: al centro le tracce attribuite ad Alberto Stasi e il possibile orientamento dell’analisi

«Dopo aver visto queste mail mi sono venuti i brividi, io non voglio dire nulla, ma se non ho capito male il generale Garofano un po' indirizza le indagini. O era una mia impressione?». Salvo Sottile ha commentato così, durante Ore 14, la documentazione trasmessa in esclusiva. In studio, Roberta Capua ha riferito che tutti i presenti erano rimasti colpiti dal contenuto degli scambi.


Il confronto riaccende le polemiche

Le reazioni non si sono limitate al dibattito sulla trasmissione. Vittorio Feltri ha sostenuto: «Solo un idiota può pensare che Stasi sia colpevole. È l'episodio più squallido della storia della magistratura italiana», intervenendo sul caso e sulla posizione dell’ex imputato.

Sottile ha invece concentrato l’attenzione sulle comunicazioni interne agli uomini del Ris. Secondo il conduttore, quei messaggi potrebbero suggerire un ruolo attivo di Luciano Garofano nel definire la direzione degli accertamenti. «Vorrei che lo stesso Garofano ci smentisse», ha aggiunto in trasmissione.


Le comunicazioni finite in tv

Il programma di Rai 2 ha presentato alcune email scambiate tra l’ex comandante dei Ris e i suoi collaboratori. I messaggi riguardano le impronte associate ad Alberto Stasi, la ricostruzione delle macchie e altri reperti esaminati nell’abitazione della famiglia Poggi.

La sequenza documentale prende avvio l’8 agosto 2008. In quella data la pm Rosa Muscio, impegnata nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, inoltrò ai Ris di Parma la memoria depositata dalla difesa di Stasi. Tra gli argomenti affrontati comparivano le tracce riconducibili al giovane e il DNA individuato sui pedali della bicicletta.


La questione delle scarpe

Il 27 agosto, alle 00.07, Garofano avrebbe chiesto una bozza sul caso con un approfondimento sia tecnico sia teorico sulla natura delle macchie, corredato dai riferimenti della letteratura scientifica. Nel messaggio criticava inoltre l’analisi del consulente della difesa, Avato, ritenuta insufficiente su alcuni aspetti.

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Nello stesso giorno il comandante Aldo Mattei preparò una relazione sulle impronte delle scarpe attribuite a Stasi. Il documento indicava una sola tipologia di suola, pur lasciando senza spiegazione una delle tracce. Gli esperti, secondo quanto mostrato in televisione, non ritenevano possibile ricavare con sicurezza il numero delle calzature; restava tuttavia compatibile l’ipotesi che i segni al piano terra fossero stati lasciati da scarpe della stessa taglia utilizzata dall’indagato.


Il passaggio più discusso

Poche ore dopo la relazione, alle 10.04, Garofano rispose che il lavoro poteva essere considerato sostanzialmente valido. Suggerì però a Mattei di rafforzare il riferimento all’unicità del disegno della suola e di indicare una possibile misura, mantenendo le necessarie cautele.

Nella notte del 28 agosto arrivò un ulteriore messaggio del capitano Mattei. La sua valutazione collegava la compatibilità con la taglia di Stasi all’incompletezza delle impronte, elemento che rendeva impossibile una determinazione pienamente certa.

A distanza di anni, il contenuto di queste email riporta al centro la gestione degli elementi raccolti durante l’indagine e il rapporto tra gli specialisti coinvolti. Ore 14 ha così riaperto una discussione su uno dei procedimenti giudiziari più seguiti della cronaca italiana.

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