Garlasco, il dubbio sui pedali: perché quei due esiti negativi pesano
Alberto Marino, sentito il 10 settembre 2026, ha riferito ai pm sulle analisi del Dna eseguite sulla bicicletta di Alberto Stasi.
Il nodo riguarda due verifiche successive sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Secondo la contestazione della procura, l’esito negativo di questi accertamenti non sarebbe stato portato all’attenzione degli investigatori durante la prima fase dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi.
Marino e il peso dei risultati
A parlare agli inquirenti è stato Alberto Marino, tenente colonnello del Ris di Parma e, all’epoca delle indagini, consulente tecnico della procura di Vigevano. L’interrogatorio si è svolto il 10 settembre 2026 e ha riguardato anche il modo in cui furono valutati i dati raccolti sulla bicicletta.
Nel corso dell’audizione, Marino ha osservato: «Probabilmente a questi due risultati negativi non è stato dato un peso che forse meritava». La frase riassume il dubbio sull’attenzione riservata agli esiti delle seconde analisi, oggi al centro delle contestazioni dei pm.
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Il nodo delle analisi sui pedali
Le prime verifiche avevano evidenziato la presenza del Dna della vittima sui pedali della bici riconducibile ad Alberto Stasi. Gli accertamenti successivi, invece, avevano dato risultato negativo, creando una differenza tra i due passaggi analitici.
Per l’accusa, proprio questo secondo riscontro non sarebbe stato comunicato agli inquirenti dai carabinieri del Ris durante le indagini iniziali. Stasi, condannato a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, è al centro del caso legato alla morte della giovane, avvenuta il 13 agosto 2007 a Garlasco.
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