Garlasco, quei dati invisibili per 19 anni: ora spunta la svolta
Un atto del 2017 chiarisce perché i risultati completi delle analisi dei Ris non furono consegnati alla difesa di Alberto Stasi: nel mirino ci sono i pedali della bici
I dati scientifici rimasti fuori dagli atti per quasi vent’anni sono ora al centro delle nuove verifiche sul delitto di Garlasco. In particolare, gli investigatori stanno esaminando due risultati grezzi relativi alle tracce di DNA individuate sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, materiale ottenuto soltanto di recente dai suoi difensori.
La disponibilità di questi documenti si intreccia con il nuovo filone d’indagine sulle presunte anomalie nella gestione degli accertamenti svolti dai Ris di Parma durante le prime fasi del caso. A spiegare perché quei dati non fossero stati allegati alle perizie è un provvedimento firmato nel 2017 dall’allora presidente della Corte d’Assise d’Appello di Milano, Barbara Bellerio.
I dati sui pedali tornano sotto esame
La difesa di Stasi aveva chiesto di consultare una serie di materiali prodotti durante gli accertamenti irripetibili: tra questi figuravano i tracciati elettroforetici, le impronte di confronto e i risultati originari delle analisi. Una parte di questa documentazione è diventata accessibile solo in tempi recenti.
Ora l’attenzione degli inquirenti si è concentrata soprattutto su due dati grezzi collegati al DNA rilevato sui pedali della bicicletta dell’ex studente della Bocconi. Il loro esame si colloca nello stesso contesto investigativo che riguarda il trattamento del materiale scientifico raccolto 19 anni fa dai militari del reparto specializzato.
Cosa stabiliva l’atto del 2017
Il 14 settembre 2017 Bellerio aveva respinto, definendola inammissibile, l’ennesima istanza presentata dai legali di Stasi per ottenere le copie della documentazione relativa alle analisi dei Ris. Secondo il provvedimento, quei materiali non rientravano tra gli atti processuali per i quali fosse indispensabile un ordine del giudice.
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Nel documento la magistrata spiegava che i dati erano stati valutati garantendo il contraddittorio, ma non erano stati inseriti negli elaborati tecnici perché, secondo una consuetudine operativa, erano ritenuti non necessari. La formula utilizzata era: «non trasmessi “per prassi” e per ritenuta superfluità in allegato agli elaborati di consulenza tecnica».
Una possibilità rimasta senza seguito
Pur negando la richiesta sul piano processuale, la presidente della Corte d’Assise d’Appello aveva precisato che non esistevano impedimenti alla consegna delle copie direttamente da parte del reparto speciale dei carabinieri. Nel provvedimento si legge infatti: «tuttavia nulla osta al rilascio delle copie richieste».
Quell’apertura, però, non si è tradotta subito nella disponibilità del materiale. La difesa ha ottenuto le carte soltanto recentemente, riportando al centro dell’inchiesta i risultati completi delle analisi e il modo in cui furono selezionati i documenti allegati alle perizie.
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