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Garlasco, Feltri non arretra: «Stasi poteva essere scagionato nel 2009

Il direttore de Il Giornale critica duramente la gestione giudiziaria del caso e torna a difendere l’innocenza di Alberto Stasi e Andrea Sempio

Le nuove valutazioni della Procura sul caso Garlasco riaccendono una polemica che Vittorio Feltri segue da quasi vent’anni. Il direttore de Il Giornale ha sempre sostenuto l’innocenza di Alberto Stasi e considera tardive le conclusioni secondo cui l’ex fidanzato di Chiara Poggi avrebbe potuto essere scagionato già nel 2009.

Nel commentare gli ultimi sviluppi, Feltri ha rivolto accuse molto dure a chi, a suo giudizio, non avrebbe riconosciuto per tempo l’assenza di elementi sufficienti contro Stasi. La sua posizione, ha ricordato, nasce dalla lettura degli atti e dalla convinzione che il processo abbia finito per colpire un giovane senza prove decisive a suo carico.


Feltri contesta vent’anni di processo

Secondo il giornalista, il punto centrale della vicenda sarebbe rimasto evidente fin dall’inizio: non ci sarebbero state prove solide contro Stasi. Feltri ha richiamato la sentenza di primo grado, che aveva assolto l’imputato, e ha ricordato come anche chi aveva esaminato il caso nelle fasi iniziali avesse sostenuto la sua estraneità ai fatti.

«Mi viene l’urto di vomito nell’apprendere che solamente adesso queste persone scoprono ciò che era evidente anche vent’anni fa», ha detto Feltri, contestando il ritardo con cui sarebbero state rivalutate circostanze già emerse nel procedimento. A suo avviso, l’esito successivo avrebbe portato alla condanna di una persona innocente e a 17 anni di carcere per Stasi.

Il direttore ha inoltre espresso dubbi sulla possibilità che qualcuno risponda dei danni provocati. La sua esperienza personale, ha spiegato, lo porta a ritenere improbabile che i magistrati coinvolti possano subire conseguenze economiche o professionali per le decisioni assunte.

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«Stasi ha già pagato abbastanza»

Alla domanda su chi finirà per pagare il prezzo più alto della vicenda, Feltri ha indicato direttamente Stasi. «Mi pare che abbia già pagato abbastanza», ha risposto, riferendosi agli anni trascorsi in carcere e agli effetti prodotti dalla lunga battaglia giudiziaria.

Feltri ha anche spiegato di essersi occupato del caso con lo stesso approccio che, a suo dire, adotta nel lavoro: esaminare i fatti con attenzione e affidarsi al ragionamento. Proprio questa lettura lo avrebbe portato, sin dall’inizio, a ritenere insostenibile l’accusa nei confronti di Stasi.


I dubbi sull’inchiesta parallela

Nel colloquio è comparso anche Andrea Sempio, al centro degli approfondimenti investigativi legati all’omicidio di Chiara Poggi. Feltri ha dichiarato di non vedere, allo stato attuale, elementi probatori sufficienti nemmeno nei suoi confronti, lasciando aperta la possibilità di cambiare idea soltanto davanti a prove concrete.

Il giudizio finale del direttore resta quindi fortemente critico verso l’intera gestione della vicenda. «Sono disgustato», ha ribadito, sostenendo che gli errori commessi nel corso degli anni abbiano finito per compromettere la vita di un giovane e alimentato una lunga sequenza di decisioni giudiziarie contestate.

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