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Cronaca 2 min di lettura2 ore fa

Fratelli Ramponi, negata a Verona la perizia psichiatrica

Il collegio potrà riesaminare la questione dopo le prove; il dibattimento riprenderà il 18 novembre con i primi testimoni.

A Verona è stata respinta la richiesta di una perizia psichiatrica sui fratelli Ramponi. Il processo riguarda l’esplosione del casolare in cui morirono tre carabinieri il 14 ottobre 2025.

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Le prossime testimonianze

Il dibattimento entrerà nel vivo il 18 novembre, quando saranno ascoltati i primi testimoni indicati congiuntamente dalla Procura, dalle parti civili e dalle difese. Tra loro figura Vincenzo Spataro, comandante della compagnia dei carabinieri di Villafranca.

Spataro è coinvolto in un procedimento disciplinare avviato dalla Procura generale di Venezia per verificare la gestione della pianificazione dell’intervento. In aula compariranno anche il tenente colonnello Antonio Sframeli e Claudio Papagno, colonnello alla guida del comando provinciale dei carabinieri di Verona, entrambi interessati dallo stesso procedimento. La Corte ha inoltre ammesso i consulenti indicati dalle parti; per Dino Ramponi la difesa ha scelto la criminologa Roberta Bruzzone.


I familiari delle vittime

Alla prima udienza hanno assistito alcuni parenti dei militari deceduti. Tra il pubblico c’erano il congiunto di Marco Piffari e Ferdile Bernardello, padre di Davide.

Nell’esplosione persero la vita Marco Piffari, 56 anni, responsabile della Squadra operativa di supporto del quarto Battaglione carabinieri Veneto, Valerio Daprà, anche lui 56enne e in servizio nell’Aliquota di Primo intervento, oltre a Davide Bernardello, 36 anni. Altri 25 tra militari e vigili del fuoco rimasero feriti durante l’intervento. Tra i feriti ci fu anche Maria Luisa Ramponi, presente in aula con guanti utilizzati per proteggere le mani ustionate.


La decisione sulla perizia

La richiesta era stata ripresentata dagli avvocati di Franco e Dino Ramponi, dopo un precedente diniego del giudice dell’udienza preliminare. L’accertamento avrebbe dovuto chiarire sia la condizione mentale dei due al momento dei fatti sia la loro idoneità a comprendere e seguire il procedimento.

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Dopo circa un’ora e mezza di camera di consiglio, il collegio presieduto da Raffaele Ferraro ha ritenuto prematuro disporre l’esame. Nell’ordinanza, il presidente ha parlato di «elementi sufficienti» non ancora presenti «in questa fase preliminare», lasciando aperta la possibilità di una nuova valutazione dopo l’acquisizione delle prove.


La ricostruzione dell’esplosione

Secondo gli accertamenti, i carabinieri erano entrati nella cascina dei Ramponi per una perquisizione collegata a una procedura di sfratto. All’interno, l’ambiente sarebbe stato saturato di gas e sarebbero state collocate bombole insieme a contenitori con liquido infiammabile.

Gli investigatori ritengono che la deflagrazione sia stata provocata da Maria Luisa Ramponi, che avrebbe lanciato un accendino sul pavimento cosparso di benzina. Nei mesi precedenti, i tre imputati avrebbero cercato più volte di bloccare lo sfratto, anche barricandosi sul tetto e minacciando di provocare un’esplosione.


I tre imputati in aula

Per la prima volta Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi hanno assistito insieme a un’udienza. I tre, trasferiti da istituti penitenziari differenti e accompagnati dalla polizia penitenziaria, hanno preso posto accanto ai rispettivi avvocati: Dino e Maria Luisa davanti, Franco nella fila retrostante.

I difensori hanno comunicato che nessuno degli imputati autorizzava le riprese. Le telecamere erano comunque presenti in aula, dove la Corte ne aveva consentito l’accesso.

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