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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Fakir, l’autopsia apre il nodo dell’asfissia: cosa emerge

Le prime analisi sul 42enne morto a Bologna il 19 luglio indicano una combinazione tra cocaina e soffocamento, mentre l’indagine sui sei intervenuti resta aperta.

La causa della morte di Abderrahim Fakir potrebbe essere legata non soltanto alla cocaina assunta, ma anche alla compressione respiratoria subita durante l’intervento della polizia. Le conclusioni ufficiali non sono ancora state depositate, tuttavia i primi elementi dell’autopsia delineano uno scenario nel quale i due fattori avrebbero agito insieme.


L’asfissia resta il nodo centrale

Il 42enne è deceduto il 19 luglio alla periferia di Bologna, durante un’azione di contenimento condotta da due agenti. Sul posto erano arrivati anche quattro soccorritori della Croce rossa. Secondo le prime risultanze, la morte sarebbe riconducibile a un’asfissia aggravata dagli effetti della sostanza stupefacente.

Fabio Anselmo, legale della famiglia, ha definito significativa la quantità di cocaina rilevata dagli esami tossicologici. A suo giudizio, però, il livello sarebbe circa la metà di quello che potrebbe provocare da solo un esito letale. «È indubitabile che senza la componente asfittica non sarebbe morto in quelle circostanze di tempo e di luogo», ha affermato l’avvocato.


Il quadro medico attende la relazione finale

Il confronto tra i consulenti nominati dalle parti e gli esperti scelti dalla Procura è fissato per il 2 ottobre. In quella sede verranno esaminati i risultati degli accertamenti eseguiti sul corpo, prima della consegna della relazione conclusiva agli inquirenti.

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Il gruppo incaricato dalla Procura comprende l’anatomopatologa Cristina Basso, a Padova, la medico legale Valentina Bugelli, la specialista in anestesia e rianimazione Manuela Bonizzoli e il tossicologo Luca Morini. Soltanto dopo l’analisi complessiva dei dati sarà possibile stabilire con maggiore precisione il peso avuto dai diversi fattori nel decesso.


Nessun indagato tra agenti e soccorritori

Per ora non risultano iscrizioni nel registro degli indagati né per i due poliziotti coinvolti nel contenimento né per i quattro operatori della Croce rossa intervenuti successivamente. I loro nomi figurano invece nel registro 45 bis delle annotazioni preliminari.

Questa procedura offre una tutela penale quando l’ipotesi di reato appare collegata a una evidente causa di giustificazione. L’evoluzione degli accertamenti stabilirà se le posizioni verranno archiviate oppure se, più avanti, saranno formalizzate contestazioni a carico degli intervenuti.

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