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Cronaca 1 min di lettura56 min fa

Ex Ilva, tre nomi nel mirino: chi rischia i domiciliari a Taranto

La Procura contesta una gestione dello stabilimento ritenuta dannosa per l’ambiente: 28 indagati e cinque società coinvolti nell’inchiesta sulle emissioni.

Sono 28 le persone e cinque le società finite nell’inchiesta della Procura di Taranto sulle emissioni dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, nel periodo compreso tra il 2019 e il 2024. Per dieci persone sono state richieste misure interdittive, mentre per tre figure considerate centrali nell’indagine è stata avanzata la richiesta degli arresti domiciliari.

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Tre richieste cautelari al vaglio

Tra i destinatari della richiesta compare Lucia Morselli, in passato presidente del consiglio di amministrazione di Acciaierie d’Italia. La stessa misura è stata sollecitata per Alessandro Labile, già alla guida della direzione dello stabilimento siderurgico, e per Francesco Astorri, responsabile della sezione Ispra incaricata della valutazione e dei controlli sugli impianti di interesse strategico nazionale.

La decisione non è ancora stata presa. Gli indagati hanno ricevuto l’avviso per l’interrogatorio preventivo davanti al giudice per le indagini preliminari Francesco Maccagnano, che dovrà esaminare le richieste presentate dai pubblici ministeri e stabilire se applicare le misure cautelari.


L’ipotesi di una gestione orientata al profitto

Secondo la ricostruzione accusatoria, la conduzione dell’impianto avrebbe privilegiato l’aumento della produzione e dei risultati economici, lasciando in secondo piano gli obblighi di protezione ambientale. Le contestazioni riguardano le emissioni generate dall’acciaieria nell’arco di cinque anni.

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Otto degli indagati sono chiamati a rispondere, nell’impostazione della Procura, di associazione per delinquere finalizzata a commettere reati contro l’ambiente, la sicurezza pubblica e la pubblica amministrazione. Il quadro cautelare, così come l’intero impianto delle accuse, dovrà ora passare al vaglio del giudice.

L’indagine è coordinata dai pubblici ministeri Mariano Buccoliero, Francesco Ciardo, attualmente in servizio alla Procura di Lecce, e Francesco Sansobrino. Le richieste avanzate rappresentano dunque una fase ancora preliminare del procedimento: eventuali responsabilità dovranno essere accertate nei successivi passaggi giudiziari.

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