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Cronaca 1 min di lettura15 min fa

Ex Ilva, la protesta si sposta all’aeroporto: il nodo della cassa integrazione

Dopo l’annuncio di una nuova cassa integrazione, i dipendenti di Genova Cornigliano hanno lasciato i cancelli dello stabilimento per portare la vertenza fuori dalla fabbrica.

La protesta dei lavoratori dell’ex Ilva di Genova Cornigliano cambia scenario: dopo l’assemblea organizzata davanti allo stabilimento, il corteo si è diretto verso l’aeroporto del capoluogo ligure. La mobilitazione nasce dalla richiesta aziendale di avviare un nuovo periodo di cassa integrazione.

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La marcia dopo l’annuncio aziendale

La decisione è arrivata al termine dell’incontro con i dipendenti, convocato ai cancelli della fabbrica. Al centro della contestazione c’è il rischio che la riduzione dell’attività coinvolga anche reparti oggi ancora operativi, mettendo sotto pressione la continuità produttiva del sito genovese.

Armando Palombo, esponente della Fiom, ha aperto l’assemblea con parole molto dure: «Ci mettono nelle condizioni di forzare e forzeremo». Il sindacalista ha accusato i commissari di aver prima assicurato la prosecuzione delle attività e poi comunicato una posizione diversa, sostenendo che Genova non possa attendere dieci anni per la riconversione industriale mentre il mercato richiede l’arrivo immediato dei rotoli d’acciaio.


Approvvigionamenti ancora senza garanzie

Nicola Appice della Fim Cisl ha richiamato il quadro più ampio della vertenza e il prossimo pronunciamento della Cassazione sul caso di Taranto. Secondo il sindacalista, i tre giorni di presidio davanti alla prefettura avevano fatto pensare a una soluzione temporanea, con 35 mila tonnellate di coils destinate a evitare il blocco di Genova.

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La comunicazione sulla cassa integrazione, arrivata venerdì, avrebbe però rimesso in discussione quell’intesa e potrebbe fermare diversi settori, compresi quelli impiegatizi. Appice ha avvertito che l’arresto di questi reparti rischierebbe di paralizzare anche le lavorazioni rimaste e ha chiesto forniture immediate, dichiarando la disponibilità a ogni iniziativa necessaria per tutelare l’occupazione.

Fabio Ceraudo, intervenuto per l’Usb, ha concluso gli interventi sottolineando la necessità di proteggere il presidio industriale genovese. Con il corteo verso l’aeroporto, i lavoratori hanno quindi scelto di ampliare la visibilità della protesta oltre l’area dello stabilimento.

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