Ex Ilva, la protesta arriva al Colombo: aeroporto occupato
I lavoratori di Cornigliano hanno scelto lo scalo genovese dopo l’annuncio di un nuovo ricorso alla cassa integrazione e chiedono forniture immediate per gli impianti
Difendere il presidio industriale di Genova è diventato il punto centrale della mobilitazione dei lavoratori ex Ilva di Cornigliano. Fabio Ceraudo, intervenuto per Usb, ha insistito sulla necessità di impedire che il sito perda il proprio ruolo produttivo e occupazionale.
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Forniture e posti di lavoro in bilico
Nicola Appice, per Fim Cisl, ha ricostruito una situazione che rischia di aggravarsi anche alla luce dell’atteso pronunciamento della Cassazione sul caso di Taranto. Dopo tre giorni di protesta davanti alla prefettura, sembrava essere stata individuata una soluzione provvisoria con l’arrivo di 35 mila tonnellate di rotoli d’acciaio, sufficienti a evitare l’arresto delle attività genovesi.
La comunicazione ricevuta venerdì ha però riaperto l’allarme: il ricorso alla cassa integrazione potrebbe coinvolgere reparti produttivi e uffici. Secondo Appice, una sospensione degli impiegati rischierebbe di compromettere l’intero ciclo di lavorazione ancora operativo. Il sindacalista ha chiesto che i materiali arrivino senza ulteriori rinvii e ha assicurato la disponibilità a iniziative anche molto dure per tutelare l’occupazione.
I sindacati accusano i commissari
Armando Palombo, esponente della Fiom, ha contestato il comportamento dei commissari davanti all’assemblea dei dipendenti. A suo giudizio, la richiesta di un’ulteriore cassa integrazione ha smentito gli impegni assunti pochi giorni prima sulla continuità della produzione.
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«Ci mettono nelle condizioni di forzare e forzeremo, tanto per essere molto chiari. Perché in questo paese se le questioni non esplodono non si arriva a capo di nulla», ha affermato Palombo. Il rappresentante sindacale ha inoltre sostenuto che Genova non possa attendere dieci anni per la transizione verde, soprattutto mentre il mercato richiede già i materiali necessari.
La protesta si sposta nello scalo
La tensione è sfociata nell’occupazione dell’area imbarchi dell’aeroporto Cristoforo Colombo. I dipendenti hanno motivato l’azione con la notizia della nuova richiesta aziendale e, una volta entrati nello scalo, hanno annunciato pubblicamente: «Dichiariamo ufficialmente che l’aeroporto è occupato».
La mobilitazione nasce dunque dal timore che l’assenza di approvvigionamenti e l’estensione della cassa integrazione blocchino le attività rimaste a Cornigliano. I lavoratori chiedono un intervento immediato per garantire l’arrivo dei rotoli e mantenere attivo il sito industriale genovese.
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