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Cronaca 2 min di lettura23 set

Etna, nove ospiti intossicati: l’indagine punta su caldaia e morte del turista

La Procura di Catania ha disposto il sequestro del Rifugio Sapienza e sta verificando se il monossido abbia causato sia i malori sia il decesso del 66enne di Singapore.

Il quadro dell’indagine si è allargato fino a comprendere anche la morte del turista di 66 anni di Singapore, avvenuta il 16 settembre, oltre ai malori accusati da almeno nove ospiti del Rifugio Sapienza. Gli inquirenti stanno verificando se lo stesso gas possa aver avuto un ruolo in entrambi gli episodi.

Tra le misure già adottate c’è il sequestro probatorio dell’intera struttura ricettiva, deciso per consentire nuovi controlli sugli impianti e per chiarire con precisione l’origine dell’accaduto. Sul fascicolo della Procura di Catania lavorano il procuratore Francesco Curcio, l’aggiunto Fabio Scavone e la sostituta Chiara Milazzo.


Due fascicoli e un solo sospetto

L’inchiesta aperta a Catania si muove su due binari distinti. Da una parte c’è il dossier sulla morte del turista, con le ipotesi di omicidio colposo e lesioni colpose; dall’altra quello sulle intossicazioni, che riguarda il disastro colposo.

Nel primo procedimento risulta indagata, come atto dovuto, la legale rappresentante del Rifugio Sapienza. Per lei i carabinieri del comando provinciale hanno notificato l’avviso legato all’autopsia della vittima, considerata un accertamento tecnico non ripetibile. Lo stesso vale per l’avvocato Carmelo Galati, che assiste l’indagata, e per l’avvocato Dario Riccioli, nominato dai familiari del 66enne.

L’esame autoptico è stato fissato per venerdì prossimo nel Policlinico universitario di Catania. Il precedente esame medico-legale aveva già escluso una morte violenta, ma gli accertamenti puntano ora a stabilire se il decesso sia compatibile con l’esposizione al monossido.

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I controlli puntano sulla caldaia

Dalle verifiche dei vigili del fuoco è emersa l’ipotesi di un guasto all’impianto che smaltisce i gas combustibili di una caldaia a Gpl. Il dispositivo si troverebbe nei locali cucina, sotto le stanze occupate dagli ospiti poi finiti in ospedale.

I pazienti presi in carico al Cannizzaro di Catania sono stati nove. Tre di loro, arrivati con disturbi respiratori e un livello superiore al 40% di carbossiemoglobina, hanno ricevuto ossigenoterapia in camera iperbarica.

La carbossiemoglobina si forma quando il monossido si lega all’emoglobina dei globuli rossi. Dopo il trattamento, i tre ospiti sono rimasti sotto osservazione e in seguito sono stati dimessi.

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