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Cronaca 2 min di lettura32 min fa

Ercolini, il nodo del collo: l’autopsia riapre il caso

Una frattura rilevata durante il nuovo esame alimenta l’ipotesi dello strangolamento, ma la difesa di marito e figlio nega ogni incompatibilità con il suicidio

La nuova autopsia riaccende i dubbi sulla morte di Francesca Ercolini, la magistrata trovata senza vita nella sua abitazione di Pesaro il 26 dicembre 2022. Gli esiti dell’esame indicano una lesione al collo che, secondo l’ipotesi investigativa, potrebbe essere più coerente con un’azione di strangolamento che con un’impiccagione. Marito e figlio della donna, però, respingono con fermezza questa ricostruzione.

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La difesa contesta la nuova ricostruzione

Gli avvocati di Lorenzo e Mario Ruggeri definiscono prive di fondamento le indiscrezioni circolate sulle conclusioni dell’autopsia. Il legale Gaetano Insolera ha sostenuto che non sarebbe ancora terminata la fase degli incidenti probatori, la cui formalizzazione viene indicata per il 5 novembre.

“È falso”, ha affermato Insolera, riferendosi alle notizie sulla conclusione degli accertamenti. Il difensore nega anche che il tessuto di seta del foulard sia incompatibile con il segno lasciato sul collo della magistrata e respinge l’ipotesi secondo cui la donna sarebbe stata strangolata con un filo elettrico.


L’osso fratturato e il segno sul collo

Dalla relazione del medico legale Vittorio Fineschi, incaricato di esaminare nuovamente il corpo della giudice di Campobasso, emergerebbe la rottura di un piccolo osso situato tra mandibola e collo. Per chi sostiene la pista dell’omicidio, quel reperto sarebbe indicativo di una compressione esercitata dall’esterno e non di un corpo sospeso a un foulard.

Un ulteriore elemento riguarda il solco rilevato sulla pelle. Fineschi lo avrebbe descritto come “duro” e non compatibile, secondo la ricostruzione riportata, con il foulard di seta che Ercolini avrebbe usato per togliersi la vita. Tra le ipotesi considerate dagli investigatori c’è dunque l’impiego di un cordoncino o di un cavo elettrico, compreso quello di una lampada sequestrata nell’abitazione di viale Zara.

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I Ris devono chiarire i colpi alla testa

Sul corpo della magistrata erano state osservate anche ferite alla testa. La versione del suicidio le collega all’oscillazione del corpo appeso alla ringhiera del piano superiore: durante il movimento, la donna avrebbe urtato contro una parete dell’abitazione.

Per verificare questa possibilità, il reparto scientifico dei carabinieri ha svolto una simulazione nell’appartamento il 27 giugno. Gli specialisti dei Ris di Roma stanno inoltre analizzando la lampada sequestrata, mentre gli esiti dell’incidente probatorio non sono ancora disponibili.

La consegna dei risultati, inizialmente prevista entro la fine dell’estate, è stata rinviata dopo una seconda proroga. Gli accertamenti dovrebbero quindi slittare almeno fino a novembre, lasciando ancora aperto il confronto tra la tesi del suicidio e quella dello strangolamento.

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