Egfr e Met, la combinazione che allunga il controllo del tumore polmonare
Lo studio Saffron rileva più tempo senza progressione e una sopravvivenza maggiore rispetto alla chemioterapia nei pazienti selezionati dopo osimertinib.
La nuova combinazione non è destinata a tutti i pazienti con tumore polmonare in progressione. Secondo Massimo Di Maio, presidente dell’Aiom, il trattamento richiede una selezione rigorosa, perché l’efficacia riguarda in particolare i casi in cui siano presenti iperespressione o amplificazione di Met dopo la terapia con osimertinib.
Il dato rafforza il ruolo della caratterizzazione molecolare anche nelle fasi successive alla diagnosi. La biologia della malattia può cambiare nel tempo e, per questo, un ulteriore esame al momento della progressione può aiutare a individuare chi abbia maggiori probabilità di beneficiare della combinazione.
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La selezione dei pazienti resta decisiva
Di Maio descrive Met come una possibile “via di fuga” del tumore: l’alterazione consente alle cellule malate di continuare a proliferare nonostante il blocco di Egfr. Da qui deriva la necessità di verificare nuovamente lo stato molecolare della malattia prima di scegliere il trattamento successivo.
Il presidente dell’Aiom sottolinea inoltre l’importanza di un confronto tra più specialisti, sia per arrivare rapidamente a una definizione diagnostica completa sia per individuare la terapia più adatta al singolo caso. I risultati dello studio, quindi, non possono essere estesi automaticamente a tutte le persone con mutazione di Egfr e progressione della malattia.
Un bisogno ancora rilevante
In Italia vengono stimati circa 45mila nuovi casi di carcinoma polmonare ogni anno. Circa l’80% delle diagnosi arriva quando la malattia è già in fase avanzata, mentre la mutazione di Egfr interessa circa il 10% dei carcinomi polmonari non a piccole cellule, soprattutto tra i non fumatori.
Silvia Novello, presidente di Walce, ordinaria di Oncologia medica all’Università degli Studi di Torino e responsabile dell’Oncologia medica presso l’Aou San Luigi Gonzaga di Orbassano, evidenzia quindi la necessità di disporre di opzioni più efficaci. A suo giudizio, l’associazione tra savolitinib e osimertinib offre un controllo più prolungato rispetto alla chemioterapia con platino e rappresenta un’opzione somministrabile per via orale nei pazienti appropriati.
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I risultati dello studio Saffron
Il beneficio è emerso nello studio di fase 3 Saffron, condotto su persone con tumore polmonare non a piccole cellule, mutazione di Egfr e alterazioni di Met dopo il peggioramento seguito a osimertinib. Rispetto alla chemioterapia a base di platino, osimertinib insieme a savolitinib ha abbassato del 45% il rischio combinato di progressione o morte.
La sopravvivenza libera da progressione ha raggiunto 7,6 mesi, contro 5,4 mesi nel gruppo di confronto. Dopo un anno non risultava una progressione nel 36% dei pazienti sottoposti alla combinazione, mentre la quota era del 10% con la chemioterapia.
Più lunga anche la sopravvivenza
Il vantaggio ha riguardato anche la sopravvivenza globale: il rischio di morte è diminuito del 32% e la mediana si è allungata di 4,9 mesi rispetto al trattamento chemioterapico. A dodici mesi risultava ancora vivo il 70% dei pazienti trattati con la combinazione, contro il 53% nel gruppo di confronto.
Antonio Passaro, direttore della Divisione di Oncologia toracica dell’Istituto europeo di oncologia di Milano, considera i risultati un possibile passo verso un nuovo riferimento terapeutico per i pazienti con resistenza acquisita legata a Met. I dati sono stati illustrati al Simposio presidenziale del congresso ESMO 2026 di Madrid e pubblicati nello stesso momento sul New England Journal of Medicine.
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