Ecomondo, Ispra mappa 2.100 kmq di suolo recuperabile
Il rapporto 2026 segnala un nuovo record di consumo e presenta strumenti per rigenerare aree urbane e tutelare le coste
L’Ispra ha presentato a Ecomondo una mappatura nazionale del suolo potenzialmente recuperabile, con oltre 2.100 kmq di superfici disponibili. Il dato accompagna il Rapporto 2026 sul Consumo di suolo in Italia, realizzato insieme al Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente.
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Il consumo di suolo nel 2025
La nuova edizione del rapporto non si limita a quantificare l’avanzata delle aree costruite, ma individua anche gli spazi che potrebbero essere restituiti a funzioni ambientali e urbane. Tra gli interventi indicati rientrano la creazione di nuove zone verdi e la rimozione delle pavimentazioni non più necessarie.
Nel 2025 il consumo di suolo è aumentato di altri 102 kmq. La velocità ha superato i 3 metri quadrati al secondo, equivalente a più di 280mila metri quadrati trasformati ogni giorno.
Maria Alessandra Gallone, presidente di Ispra e Snpa, ha spiegato durante la diretta da Ecomondo che la rigenerazione deve partire dal patrimonio già esistente. “Bisogna cercare di utilizzare ciò che già c'è, ciò che è costruito male e fare in modo di farlo diventare edificio rigenerato”, ha detto, indicando nelle nuove tecnologie uno degli strumenti per correggere la tendenza registrata.
La nave per studiare i fondali
L’attività dell’Ispra presentata alla manifestazione riguarda anche la protezione dell’ambiente marino. Attraverso il progetto del Piano nazionale di ripresa e resilienza Marine Ecosystem Restoration sono stati sviluppati diversi interventi dedicati alle coste e agli ecosistemi sottomarini.
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Tra i risultati citati c’è una nave oceanica progettata come laboratorio galleggiante. L’unità dispone di strumenti per raggiungere profondità fino a 4.000 metri e analizzare anche le montagne sottomarine.
Reti fantasma e Posidonia
Il programma ha affrontato inoltre il problema delle reti da pesca abbandonate, capaci di modificare gli equilibri degli ecosistemi marini. Il loro recupero rientra nelle azioni di ripristino realizzate nell’ambito del progetto.
Le altre attività comprendono il ripopolamento delle ostriche, la reintroduzione della Posidonia e il controllo delle coste. Il monitoraggio è destinato anche alla prevenzione e consente di raccogliere informazioni utili sulla condizione degli ambienti marini.
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