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Cronaca 4 min di lettura1 ora fa

Ecobonus 2027, il possibile ritorno al 65%: quali lavori rientrano

Il governo valuta di rafforzare lo sconto per la riqualificazione energetica, ma percentuali, requisiti e interventi dovranno ancora essere confermati nella legge di bilancio.

Il possibile aumento dell’ecobonus dal 50% al 65% riapre il dossier degli incentivi per rendere le abitazioni più efficienti. Tra gli interventi che potrebbero beneficiare della misura rientrano isolamento termico, nuovi infissi, impianti a biomassa, pompe di calore e sistemi per gestire i consumi da remoto. Al momento, però, si tratta ancora di un’ipotesi legata alla legge di bilancio 2027.


La detrazione potrebbe risalire al 65%

L’idea è stata prospettata dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo durante un incontro con Confartigianato. Secondo quanto riferito, gli incentivi per l’efficienza energetica potrebbero essere rafforzati senza creare problemi rispetto ai vincoli della clausola di flessibilità europea. Leo ha parlato della necessità di “alzare l’asticella” rispetto all’attuale agevolazione del 50%.

Le regole oggi in vigore prevedono, per le spese sostenute nel 2026, una detrazione del 50% quando i lavori interessano l’abitazione principale del proprietario o di chi possiede un diritto reale sull’immobile. Negli altri casi la percentuale è del 36%. Senza un nuovo intervento normativo, nel 2027 le aliquote scenderebbero rispettivamente al 36% e al 30%: il possibile 65% rappresenterebbe quindi un cambio di direzione.

Il governo dovrà ancora stabilire quali saranno le aliquote definitive, i lavori agevolabili e le condizioni da rispettare. Il viceministro ha distinto inoltre tra immobili privati, per i quali si valuta un sostegno più elevato, e strutture pubbliche come scuole e presidi sanitari.


I lavori sull’involucro della casa

Un riferimento utile per individuare gli interventi è il vademecum aggiornato dell’Enea, che raccoglie le regole tecniche già applicate all’incentivo. Nel perimetro rientrano innanzitutto la riqualificazione energetica complessiva degli edifici e la coibentazione delle parti opache esistenti, cioè pareti, coperture e altre strutture che separano gli ambienti riscaldati dall’esterno, da spazi non riscaldati o dal terreno.

Il cappotto termico appartiene a questa categoria, purché non si tratti di un ampliamento realizzato ex novo. Per gli edifici condominiali, i lavori devono interessare l’involucro delle parti comuni che delimitano il volume riscaldato e devono coinvolgere più del 25% della superficie disperdente. Devono inoltre riguardare elementi già presenti, modificandoli o sostituendoli.

Tra le opere considerate figurano anche la sostituzione di finestre, porte-finestre e lucernari insieme agli infissi, se separano ambienti riscaldati dall’esterno o da locali privi di riscaldamento. Sono comprese, nei limiti dei requisiti tecnici previsti, le schermature solari e le chiusure mobili oscuranti installate sull’involucro o integrate nelle superfici vetrate.

La lista comprende poi i collettori solari termici, destinati alla produzione di acqua calda per abitazioni, attività produttive, piscine, strutture sportive, residenze sanitarie e istituti scolastici o universitari. Nei condomini, quando realizzati insieme all’isolamento, possono essere inclusi anche infissi, schermature e impianti comuni di riscaldamento che insistono sulle aree interessate dai lavori.

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Calore, impianti e controllo dei consumi

Un altro gruppo di interventi riguarda la sostituzione totale o parziale degli impianti esistenti con generatori alimentati da biomasse. La categoria comprende caldaie, stufe e termocamini a pellet oppure a legna, purché destinati al riscaldamento invernale dell’edificio.

Sono inoltre considerate le caldaie a condensazione, le pompe di calore ad alta efficienza e i sistemi geotermici a bassa entalpia. L’agevolazione può riguardare anche la sostituzione degli scaldacqua tradizionali con modelli alimentati da pompa di calore.

Nel quadro degli interventi possibili rientrano i sistemi ibridi, formati dall’integrazione tra una pompa di calore e una caldaia a condensazione. In alcuni casi previsti dalla disciplina tecnica, la caldaia può essere alimentata a biomassa; i due apparecchi devono comunque essere progettati per funzionare in modo coordinato.

L’elenco comprende anche la micro-cogenerazione alimentata da fonti rinnovabili, installata al posto di impianti già esistenti. Per accedere alla detrazione, questi sistemi devono garantire un risparmio di energia primaria pari almeno al 20% e avere una potenza elettrica inferiore a 50 kWe.

Infine, sono previsti i dispositivi per l’automazione degli edifici, che consentono di regolare automaticamente riscaldamento, produzione di acqua calda e climatizzazione estiva. Il sistema può includere anche la gestione a distanza attraverso strumenti digitali.

In sintesi, i 13 ambiti individuati sono: riqualificazione energetica globale; isolamento delle strutture opache; sostituzione di finestre, porte e lucernari; schermature solari; collettori solari termici; generatori a biomassa; caldaie a condensazione; pompe di calore e sistemi geotermici; scaldacqua a pompa di calore; impianti ibridi; impianti comuni di riscaldamento condominiale; micro-cogeneratori da fonti rinnovabili; automazione per la gestione degli impianti. La conferma dell’aliquota e dei requisiti arriverà soltanto con il testo definitivo della manovra.

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