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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Due dosi non bastano: Pike resta viva, ora si decide il suo destino

La condannata del Tennessee è incosciente e collegata a un respiratore dopo l’esecuzione interrotta; la difesa chiede di trasformare la pena capitale in ergastolo.

Il futuro giudiziario di Christa Pike potrebbe cambiare dopo il fallimento dell’esecuzione. La 50enne del Tennessee è ancora incosciente, ricoverata in ospedale e sostenuta da un respiratore, mentre i medici tentano di eliminare dall’organismo il pentobarbital ricevuto durante la procedura.

I suoi avvocati sollecitano il governatore Bill Lee a intervenire con la grazia e a sostituire la pena di morte con l’ergastolo. La difesa teme inoltre che Pike possa non recuperare conoscenza, oppure che abbia bisogno di molto tempo prima di poter partecipare a un eventuale procedimento legale.


La difesa chiede di fermare tutto

Steve Ferrell, membro del collegio difensivo, ha sostenuto che la priorità sia rimuovere definitivamente la condanna capitale dal caso. «Il minimo da fare ora è togliere dal tavolo la condanna a morte e iniziare a valutare quale possa essere il futuro per lei», ha affermato.

L’avvocato ha spiegato che il gruppo legale è pronto a confrontarsi con il governatore e con ogni autorità competente. Anche un eventuale risveglio non risolverebbe però la situazione: secondo Ferrell, Pike potrebbe non essere in condizioni di affrontare rapidamente un nuovo passaggio giudiziario. L’obiettivo della difesa resta quindi ottenere la commutazione della pena, evitando che venga stabilita un’altra data per l’esecuzione.


Due tentativi e nessun esito letale

La procedura era stata organizzata in un penitenziario di Nashville. Un primo tentativo era stato bloccato da un giudice per ragioni formali; dopo l’autorizzazione della Corte Suprema, le autorità hanno ripreso l’operazione, ma le due iniezioni somministrate non hanno provocato la morte della detenuta.

Pike è stata trasferita in ospedale, dove i sanitari stanno cercando di ridurre gli effetti del farmaco presente nel suo corpo. Non è ancora chiaro se e quando potrà tornare cosciente, mentre la sua permanenza sotto ventilazione artificiale mantiene aperto il dubbio sulle conseguenze dell’esecuzione interrotta.

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Un delitto commesso da adolescente

Pike era stata condannata per l’uccisione di Colleen Slemmer, avvenuta nel 1995 quando aveva 18 anni. La vittima, che ne aveva 19, partecipava con lei a un programma di formazione professionale Job Corps a Knoxville; secondo la ricostruzione giudiziaria, il movente era legato a una rivalità sentimentale.

Nel delitto erano coinvolti anche il fidanzato di Pike, allora 17enne, e un’altra ragazza di 18 anni. Nessuno dei due ha ricevuto la pena capitale: il ragazzo è stato condannato all’ergastolo, mentre la giovane ha ottenuto la sospensione della pena dopo aver testimoniato contro gli altri imputati.


Le polemiche sulle esecuzioni in Tennessee

Nel corso degli ultimi trent’anni, organizzazioni non governative e gruppi per i diritti umani hanno chiesto più volte clemenza per Pike. Tra gli elementi citati figurano l’età della donna al momento del delitto e alcune diagnosi ricevute in carcere, tra cui disturbo bipolare e disturbo da stress post-traumatico. Prima dell’esecuzione fallita, Bill Lee aveva respinto le richieste di trasformazione della pena.

Il caso si aggiunge a un altro episodio problematico avvenuto nello stesso Stato durante l’anno. Tony Carruthers, condannato per tre omicidi del 1994, era rimasto in agonia per circa un’ora perché gli operatori non riuscivano a individuare una vena. Dopo quell’episodio, il governatore ha sospeso le altre esecuzioni programmate fino alla fine dell’anno.

Secondo il Centro informazioni sulla pena di morte, l’iniezione letale è il metodo che presenta più frequentemente malfunzionamenti. Un’analisi relativa al 2022 ha rilevato problemi evidenti in 7 dei 20 tentativi di esecuzione compiuti quell’anno, pari al 35%.

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