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Cronaca 3 min di lettura8 min fa

Dottorati Ucbm, il ponte tra ricerca e imprese prende forma a Roma

Alla Nuvola l’Università Campus Bio-Medico di Roma ha riunito accademia, istituzioni e aziende per discutere formazione avanzata, innovazione e trasferimento tecnologico.

Il rapporto tra alta formazione, ricerca e sistema produttivo è stato il tema centrale dell’incontro organizzato dall’Università Campus Bio-Medico di Roma alla Nuvola. L’appuntamento ha acceso i riflettori sul ruolo dei dottorati nel preparare giovani ricercatori capaci di trasformare le conoscenze scientifiche in soluzioni concrete.

A fare da filo conduttore è stato il modello della Scuola di Dottorato Ucbm, costruito sul collegamento tra lauree magistrali, attività scientifica e collaborazione con le imprese. L’obiettivo è offrire ai talenti un percorso in cui competenze specialistiche, confronto tra discipline e prospettive professionali possano svilupparsi insieme.

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Il dottorato come collegamento strategico

Rocco Papalia, rettore dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha sottolineato che la formazione dottorale deve rafforzare sia il potenziale dei giovani sia la capacità dell’ateneo di produrre ricerca e innovazione. «Vogliamo offrire ai nostri dottorandi un ambiente nel quale sviluppare competenze scientifiche di alto livello, autonomia di pensiero e capacità di giudizio», ha dichiarato durante l’evento.

Secondo Papalia, il dottorato mette in relazione i percorsi magistrali delle tre Facoltà dell’università con la ricerca più avanzata. In questo modo, ha spiegato, i partecipanti possono prepararsi ad affrontare le sfide future e a utilizzare il proprio bagaglio di conoscenze a beneficio della società.

Ad aprire i lavori sono stati, insieme al rettore, Marco Paggi, da poco nominato direttore della Scuola di Dottorato, ed Emiliano Schena, prorettore alla Didattica. L’iniziativa, intitolata “Dare forma al futuro”, si è svolta al Roma Convention Center La Nuvola.


Imprese e ricerca a confronto

Il programma ha previsto due tavole rotonde. La prima ha esaminato il valore del dottorato per la crescita scientifica e per l’inserimento professionale, mettendo a confronto esperienze maturate in ambito formativo e lavorativo.

La seconda discussione si è concentrata sul trasferimento delle conoscenze e delle tecnologie. Al centro del confronto sono finite le condizioni che permettono ai risultati ottenuti nei laboratori di diventare innovazione applicabile e di produrre ricadute effettive sulla collettività.

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Tra gli ospiti figurava Dennis C. Liotta, docente alla Emory University di Atlanta e scienziato noto per il contributo allo sviluppo di medicinali innovativi contro l’Aids. La sua presenza ha offerto un ulteriore punto di vista sul rapporto tra ricerca di frontiera, applicazioni scientifiche e impatto sociale.

Marco Paggi ha indicato nella meritocrazia, nell’inclusione e nell’attenzione ai principi etici i cardini dell’ambiente che la Scuola di Dottorato intende costruire. Il direttore ha inoltre ricordato l’apertura verso aziende pubbliche e private, insieme alla possibilità di sviluppare progetti di ispirazione industriale e percorsi di apprendistato per i dipendenti che vogliono investire nella propria formazione.


Quattro aree per la formazione avanzata

L’offerta coordinata dalla Scuola di Dottorato Ucbm comprende tre programmi. Il primo riguarda le Scienze biomediche integrate e la bioetica; il secondo è dedicato alla Bioingegneria, alle scienze applicate e ai sistemi intelligenti; il terzo affronta lo Sviluppo sostenibile con riferimento ad ambiente, alimenti e salute.

A questi percorsi si aggiunge il dottorato di interesse nazionale in Intelligenza artificiale, area salute e scienze della vita. L’insieme dei programmi punta a sostenere la crescita di ricercatori e professionisti attraverso reti scientifiche internazionali e collaborazioni più strette con il mondo produttivo.

«Vogliamo contribuire alla crescita della futura classe dirigente e rafforzare la competitività del sistema Paese», ha aggiunto Paggi. La Scuola intende quindi affiancare alla ricerca su temi avanzati anche iniziative capaci di rispondere alle esigenze delle imprese e di valorizzare il personale già inserito nel lavoro.

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