Donare in Italia cambia volto: i giovani scelgono tempo e comunità
Il rapporto “Noi doniamo” fotografa la ripresa della solidarietà nel 2025, tra più volontariato, differenze territoriali e nuove forme di partecipazione giovanile.
La solidarietà degli italiani non si misura più soltanto attraverso il denaro. Nel 2025 cresce la quota di chi sostiene un’associazione con una donazione e aumenta soprattutto il volontariato organizzato, mentre tra i giovani il coinvolgimento passa sempre più dal tempo dedicato, dalla partecipazione e dal sostegno alla propria comunità. È il quadro che emerge dalla nona edizione di “Noi doniamo”, presentata a Genova nell’ambito di Liguria Capitale del Dono 2026.
I giovani scelgono l’impegno diretto
Secondo Istat, nella fascia tra 14 e 34 anni i donatori di denaro rappresentano il 12,8% del totale. Quando invece il dono si traduce in attività concreta, la loro presenza aumenta: arrivano al 23,8% tra i volontari delle associazioni e al 24,6% tra coloro che prestano gratuitamente servizio in altre realtà associative.
La stessa percentuale, il 24,6%, riguarda i giovani impegnati in associazioni ecologiche, per i diritti civili e per la pace. Tra i ragazzi tra 14 e 19 anni il divario è ancora più netto: sono appena l’1,2% dei donatori economici, ma raggiungono il 6,4% dei volontari.
Una rilevazione Eumetra inserita nel rapporto mostra inoltre che nel 2026 il 47% dei giovani dichiara di avere messo a disposizione denaro, beni o tempo per il proprio gruppo o per la comunità di appartenenza. La quota scende al 32% tra gli ultras 55. Il dato suggerisce quindi una disponibilità alla solidarietà che non diminuisce, ma assume modalità più selettive e legate alle cause sentite come vicine.
Più volontari, ma donazioni irregolari
La partecipazione economica registra un lieve miglioramento. La percentuale di residenti dai 14 anni in su che afferma di aver donato denaro a un’associazione passa dall’11,6% del 2024 all’11,9% del 2025, confermando il recupero graduale avviato negli ultimi anni. Più ampia è la crescita del volontariato nelle associazioni: dal precedente 8,4% si sale al 9,2%. Un incremento più contenuto riguarda le attività gratuite svolte in altre associazioni, passate dal 2,7% al 2,9%.
L’indagine Ipsos Doxa sulle donazioni informali, cioè quelle effettuate al di fuori degli enti senza scopo di lucro, restituisce però un quadro meno uniforme. Le persone che nei dodici mesi precedenti hanno fatto almeno una donazione di questo tipo sono scese dal 50% al 49%. Anche la somma media annuale destinata agli enti del Terzo settore diminuisce, arrivando a 61 euro: sette in meno rispetto al 2024 e un livello simile a quello del 2021.
Per le donazioni informali si osserva invece un movimento opposto. L’importo medio raggiunge 37 euro, con un aumento di 16 euro rispetto al 2023. Il rapporto segnala inoltre la diffusione di pratiche diverse dal semplice versamento: microdonazioni, acquisti solidali, raccolte collettive online, aiuto alle comunità e attivazione attraverso strumenti digitali.
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Nord in testa, ma con differenze
La distribuzione geografica cambia a seconda del tipo di solidarietà considerato. Per le donazioni economiche guidano Lombardia ed Emilia-Romagna, entrambe al 15,1%, seguite dalla Valle d’Aosta al 15%. Tutti e tre i valori superano la media italiana dell’11,9%.
Se si guarda invece al tempo offerto, il primo posto spetta al Veneto, dove il 14,1% delle persone svolge attività di volontariato. Seguono Valle d’Aosta con l’11,7% e, a pari merito, Lombardia ed Emilia-Romagna con l’11,6%, contro il dato nazionale del 9,2%.
L’analisi territoriale prende in esame 19 regioni e non considera il Trentino-Alto Adige. La regione, infatti, è normalmente al vertice sia per le donazioni economiche sia per il volontariato, ma alcune fonti separano i dati delle Province autonome di Trento e Bolzano, mentre altre li aggregano. L’esclusione serve a rendere confrontabili le diverse basi statistiche.
Un rapporto costruito su più fonti
L’edizione 2026 prova per la prima volta a collegare la propensione al dono con alcuni indicatori economici e sociali dei territori. L’obiettivo è capire non solo quali aree donino maggiormente, ma anche quali elementi ricorrano nei luoghi dove sono più diffusi sia il sostegno economico sia il volontariato.
Il rapporto utilizza la ventiquattresima indagine dell’Istituto Italiano della Donazione sulle raccolte fondi, l’indagine Ipsos Doxa “Italiani solidali” condotta su 2.000 persone e la rilevazione Istat “Aspetti della vita quotidiana”, realizzata su circa 20.000 famiglie e 50.000 individui. Viene inoltre considerato il valore complessivo delle donazioni dei cittadini nell’ultimo anno fiscale disponibile, il 2023, sulla base dell’Italy Giving Report di Vita Non Profit Magazine.
La presentazione genovese apre il mese dedicato al dono e rientra nel progetto nazionale Giorno del Dono, nato nel 2015. La Legge 110/15 ha stabilito che il 4 ottobre di ogni anno sia dedicato a questa ricorrenza, istituita in Italia per promuovere gratuità e volontariato. L’Istituto Italiano della Donazione, attivo da oltre vent’anni, lega a questo percorso anche i temi della trasparenza, della credibilità e dell’onestà nel Terzo settore.
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