Don Patriciello, l’assoluzione riapre il caso: De Luca prepara il ricorso
Il tribunale di Napoli Nord ha escluso le accuse per la vicenda del 2022, mentre resta in piedi la condanna legata al proiettile consegnato in chiesa.
La difesa di Vittorio De Luca considera la nuova assoluzione un passaggio decisivo per contestare anche la condanna ricevuta in un procedimento distinto. L’avvocato Gabriele Roberto Cerbo ha definito il verdetto «molto importante» e ha annunciato che sarà inserito tra gli argomenti dell’appello contro la sentenza precedente.
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Due verdetti per episodi simili
Il 75enne, suocero del boss di Caivano Domenico Ciccarelli, è stato prosciolto dal tribunale di Napoli Nord dall’accusa di minacce aggravate dall’uso del metodo mafioso. La procura distrettuale antimafia aveva chiesto per lui una pena di due anni e quattro mesi.
La decisione è arrivata per motivi diversi a seconda delle contestazioni. Per il capo A i giudici hanno applicato il principio che impedisce di processare una persona due volte per il medesimo fatto; per i capi B e C, invece, è stata riconosciuta l’inesistenza del fatto contestato.
Il precedente del proiettile
Lo stesso tribunale, ma con una composizione diversa, aveva condannato De Luca il 9 ottobre per atti persecutori aggravati dal metodo mafioso. Al centro di quel processo c’era un proiettile consegnato il 28 settembre 2025 a don Maurizio Patriciello durante la celebrazione della messa, nel momento della distribuzione dell’eucaristia.
La difesa intende ora utilizzare il nuovo esito per mettere in discussione quella condanna. I due procedimenti riguardano circostanze differenti, ma hanno coinvolto il sacerdote della chiesa di San Paolo Apostolo, nel Parco Verde di Caivano.
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La scritta comparsa fuori dalla chiesa
L’episodio concluso con l’assoluzione risale all’aprile 2022. In quell’occasione De Luca avrebbe collocato sulla recinzione accanto all’ingresso pedonale della parrocchia un pannello con la frase «Bla Bla Pe' Mo'», interpretata come “blatera per ora”.
Per l’accusa, quelle parole assumevano un significato intimidatorio perché erano apparse poche settimane dopo l’esplosione di un ordigno davanti al cancello della chiesa, un grave atto contro don Patriciello.
Perché fu coinvolto anche Mazza
Tra le persone indicate come offese figurava anche Bruno Mazza, responsabile dell’associazione «Un'infanzia da vivere» e componente del «Comitato di Liberazione dalla Camorra area nord di Napoli», realtà alla cui fondazione aveva partecipato anche don Patriciello.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, Mazza aveva indicato in una conversazione del Comitato De Luca come autore del messaggio. In seguito, in un luogo pubblico e davanti ad altre persone, il 75enne gli avrebbe rivolto minacce, tra cui: «ti uccido, ti uccido, ti do tre mesi di tempo, se ti uccido ora ti devo pagare». Anche queste contestazioni non hanno trovato conferma nel giudizio.
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