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Cronaca 2 min di lettura13 ore fa

Docenti, stipendi ancora indietro: il divario arriva al 36%

Il rapporto Ocse segnala salari più bassi e un corpo docente anziano, mentre la spesa italiana per l’istruzione resta sotto la media internazionale.

Per chi insegna in Italia, il confronto con gli altri lavoratori laureati continua a essere sfavorevole: la distanza retributiva raggiunge il 36% nella scuola dell’infanzia e il 33% nella secondaria di primo grado. Il rapporto Ocse sull’istruzione 2026 rileva però anche l’adozione recente di interventi destinati a rafforzare gli stipendi dei docenti.

Il documento fotografa inoltre un sistema in cui il titolo di studio produce un ritorno economico più contenuto rispetto agli altri Paesi dell’area. Tra i lavoratori a tempo pieno, chi possiede una laurea o una formazione successiva guadagna in Italia il 35% in più rispetto a chi ha completato soltanto l’istruzione secondaria superiore o un percorso post-secondario non universitario. La media Ocse è invece del 54%.


Docenti più anziani della media

Un altro elemento riguarda la composizione anagrafica del personale. Nel 2024, il 36% degli insegnanti delle scuole secondarie aveva almeno 55 anni: una quota comunque più bassa rispetto al 46% registrato nel 2015.

Il dato italiano resta superiore a quello osservato mediamente nei Paesi con informazioni disponibili, dove gli insegnanti della secondaria con 55 anni o più rappresentano il 25%. Tra gli occupati con almeno una laurea magistrale e nella popolazione lavorativa complessiva, in Italia la stessa fascia d’età pesa per il 23% in entrambi i casi; nei Paesi Ocse le percentuali sono rispettivamente del 19% e del 21%.

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Investimenti italiani sotto il confronto Ocse

Nel 2023, i governi dei Paesi Ocse hanno destinato mediamente il 3% del prodotto interno lordo all’istruzione primaria e a quella post-secondaria non universitaria. Per l’università, la quota media è stata invece dell’1%.

L’Italia si è fermata al 2,7% del Pil per il primo gruppo di livelli scolastici e allo 0,7% per l’istruzione terziaria. Anche il contributo dei privati è risultato più contenuto: nei Paesi Ocse ha raggiunto in media lo 0,3% per primaria e post-secondaria non universitaria e lo 0,4% per l’università, mentre in Italia si è attestato rispettivamente allo 0,1% e allo 0,2%.

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