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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Diesel, il pieno torna a pesare: cosa cambia dal 6 ottobre

La fine della riduzione sulle accise può spingere i listini verso l’alto, soprattutto nei distributori non coperti dal tetto volontario delle compagnie.

Tra marzo e agosto 2026 gli automobilisti italiani hanno sostenuto una spesa per benzina e gasolio superiore di oltre 4,7 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Secondo Adusbef, il conto complessivo dei rifornimenti ha raggiunto circa 30 miliardi, contro i 25,3 miliardi del 2025; soltanto luglio e agosto hanno pesato per 1,7 miliardi aggiuntivi.


Le associazioni chiedono una proroga

Il quadro resta oneroso nonostante il recente rallentamento dei prezzi. Per questo il Codacons sollecita la prosecuzione, almeno fino alla fine del 2026, sia degli sconti sia del tetto volontario applicato da alcune compagnie. «Le quotazioni petrolifere sono ancora a livelli elevatissimi e il conflitto in Medio Oriente non sembra destinato a risolversi a breve», avverte l’associazione, richiamando il rischio legato alla fine dello sgravio sul gasolio.

L’organizzazione dei consumatori segnala inoltre che il calo registrato negli ultimi giorni non ha riportato i carburanti ai valori precedenti all’escalation della guerra in Iran. Sulla rete ordinaria, in sette giorni la benzina ha perso 11 centesimi al litro e il diesel 13,3; sulle autostrade le diminuzioni sono state rispettivamente di 19 e 19,1 centesimi.


Il diesel resta sopra i vecchi livelli

Per il Codacons, oggi un litro di gasolio costa ancora 52,1 centesimi in più rispetto al periodo preso come riferimento, con un incremento del 30,2%. Su un rifornimento completo, la differenza supera i 26 euro, mentre il ribasso recente avrebbe ridotto la spesa di circa 6,65 euro sulla rete ordinaria e di circa 9,5 euro in autostrada.

A condizionare il mercato sono anche le quotazioni internazionali del greggio e l’incertezza legata alla situazione in Medio Oriente. In questo contesto, l’esaurimento della misura temporanea sulle accise rischia di riaprire la strada a nuovi aumenti, proprio dopo la frenata dei listini.

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Da domani finisce lo sconto fiscale

Lunedì 5 ottobre termina la riduzione di 6,1 centesimi di euro sulle accise del diesel. Dal giorno successivo, martedì 6 ottobre, entrerà in gioco il sistema delle accise mobili: in assenza di ulteriori compensazioni, alcuni distributori potrebbero trasferire sul prezzo finale l’intero importo dello sconto venuto meno.

La protezione non sarà uguale ovunque. Le principali compagnie presenti in Italia, tra cui Eni, Ip, Q8 e Tamoil, hanno introdotto un tetto volontario per contenere l’impatto; il rischio di rincari appare quindi maggiore presso le stazioni indipendenti, i piccoli operatori o gli impianti con prezzi non sottoposti a quel limite.


Come opera il meccanismo variabile

Le accise mobili sfruttano una parte dell’extragettito dell’Iva prodotto dall’aumento del petrolio. Quando il costo del greggio sale, infatti, l’imposta viene calcolata su una base più elevata: una quota delle maggiori entrate può così finanziare una riduzione temporanea delle accise sui carburanti.

Il modello, introdotto dal governo Prodi nel 2008, è stato rivisto dal governo Meloni nel 2023. La sua logica consiste dunque nel compensare, almeno in parte e per un periodo limitato, l’effetto dell’aumento del petrolio sul prezzo pagato dagli automobilisti.

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