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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Legge elettorale, la settimana che mette alla prova Meloni

La Camera si prepara al voto finale tra fiducia, scrutinio segreto e controlli interni alla maggioranza per evitare defezioni decisive.

Il passaggio parlamentare può trasformarsi nel banco di prova più delicato per il governo Meloni. Se la riforma elettorale venisse respinta, la premier ha già chiarito che ne trarrebbe la conseguenza immediata: le dimissioni dell’esecutivo. Per questo la maggioranza si prepara a una settimana ad alta tensione, con presenze richieste in aula e particolare attenzione ai voti segreti.


La fiducia diventa decisiva

Il disegno di legge torna all’esame della Camera lunedì 5 ottobre, dopo il primo passaggio avvenuto a luglio. La tabella di marcia prevede martedì 6 ottobre il voto sulla fiducia per gli articoli 1 e 2, mentre mercoledì 7 toccherà all’articolo 3. Il giorno successivo sono previste le dichiarazioni dei gruppi e la votazione conclusiva.

La coalizione di centrodestra sostiene che il nuovo sistema possa assicurare maggiore stabilità agli esecutivi e rendere più riconoscibili gli schieramenti. Il testo introduce un premio di maggioranza e consente l’espressione delle preferenze, mantenendo però i capilista bloccati. L’opposizione contesta invece una normativa costruita a vantaggio delle forze al governo.


Il voto segreto preoccupa la maggioranza

A pesare sul clima è soprattutto la possibilità dello scrutinio segreto, che potrebbe far emergere dissensi anche tra i parlamentari del centrodestra. Le critiche si concentrano sui capilista scelti dai partiti, sulla soglia prevista per ottenere il premio e sui requisiti per raccogliere le firme necessarie a presentare le liste, considerati penalizzanti dalle formazioni minori.

Dopo gli episodi registrati alla Camera nel luglio scorso, i deputati della maggioranza sono stati invitati a garantire la propria presenza tra martedì e giovedì. All’interno dei gruppi si è inoltre rafforzata la vigilanza per verificare il rispetto delle indicazioni di voto e scongiurare l’azione dei cosiddetti franchi tiratori.

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Tribune più controllate in aula

Il tema delle “vedette” era già emerso durante il precedente esame del provvedimento. In quell’occasione alcuni collaboratori del gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia avevano seguito dalle tribune i movimenti dei deputati del centrodestra, arrivando anche a effettuare registrazioni video per individuare eventuali dissidenti. L’Associazione stampa parlamentare aveva segnalato il caso ai questori di Montecitorio.

In vista della seduta di giovedì, la tribuna centrale, normalmente destinata ai giornalisti, non sarà accessibile agli staff dei partiti. Questi ultimi potranno chiedere di sistemarsi nelle tribune laterali riservate agli operatori video, sottoscrivendo il codice che vieta fotografie e riprese non autorizzate durante i lavori dell’assemblea.


Il richiamo della premier

Nel frattempo Meloni ha rivolto un messaggio alla sua maggioranza intervenendo al convegno organizzato da Gianfranco Rotondi. La presidente del Consiglio ha indicato come elementi comuni del centrodestra la difesa dell’interesse nazionale, il sostegno alle famiglie e a chi produce, il rispetto delle regole, l’attenzione alle persone fragili e la valorizzazione del merito.

«Questa è la visione che tiene unito il centrodestra e il mandato che gli italiani ci hanno affidato 4 anni fa e che onoreremo fino all’ultimo», ha affermato Meloni. Parole che arrivano mentre il governo affronta il voto sulla riforma e chiede ai propri parlamentari una prova compatta fino all’ultimo scrutinio.

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