Diecimila firme per Cortese: domani la decisione sul caso Shalabayeva
Il prefetto attende il verdetto dopo la condanna in appello per il caso del 2013, mentre cresce il sostegno pubblico alla sua posizione
Renato Cortese attende la decisione prevista per domani sul procedimento legato al caso Shalabayeva. Il prefetto è stato condannato in appello per il sequestro della moglie e della figlia di un ex ministro kazako, episodio risalente al 2013.
A sostenerlo sono arrivate diecimila firme e cinque cittadinanze onorarie. Tra gli interventi più significativi figura anche quello di Manfredi Borsellino, che ha contestato l'ipotesi di una condanna per un rappresentante dello Stato coinvolto nella vicenda.
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Cortese aspetta l’ultimo passaggio
La pronuncia di domani rappresenta il nuovo snodo del caso giudiziario che coinvolge il prefetto. Al centro del procedimento resta l'operazione riguardante la moglie e la figlia dell'ex ministro kazako, per la quale Cortese è stato riconosciuto responsabile in appello.
La vicenda, cominciata nel 2013, ha continuato a suscitare attenzione anche fuori dalle aule giudiziarie. Il sostegno raccolto in questi giorni si è tradotto in una petizione con diecimila adesioni e nel conferimento di cinque cittadinanze onorarie.
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Le parole di Manfredi Borsellino
Manfredi Borsellino ha preso posizione in difesa del prefetto, ritenendo difficile conciliare la sua storia professionale con il rischio di una condanna. Il suo giudizio è stato espresso con parole nette: «Inverosimile che un servitore dello Stato rischi di essere condannato come un qualsiasi delinquente».
Il suo intervento si aggiunge alle iniziative pubbliche promosse a sostegno di Cortese, mentre l'attenzione resta concentrata sulla decisione attesa domani. Sarà quel verdetto a stabilire il prossimo esito del procedimento legato al caso Shalabayeva.
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