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Cronaca 2 min di lettura3 giorni fa

Diecimila euro per un visto, poi la trappola: due arresti a Grosseto

Un’indagine ha ricostruito un sistema di ingressi irregolari, falsi contratti e richieste di denaro ai lavoratori reclutati in Marocco.

Il rischio di alterare le prove è tra gli elementi alla base della custodia cautelare disposta per una coppia di Grosseto. Secondo gli investigatori, in più circostanze alcuni potenziali testimoni sarebbero stati condizionati dagli indagati. I due, un imprenditore italiano di 64 anni e la moglie di 49 anni, originaria del Marocco, sono stati quindi trasferiti in carcere.


Documenti falsi e affari milionari

Durante gli accertamenti sono stati esaminati quaderni, prospetti finanziari e annotazioni con nominativi, somme versate e importi ancora da saldare, indicati sia in euro sia nella valuta marocchina. Il materiale, insieme ai dati presenti sui dispositivi utilizzati dalla coppia, avrebbe permesso di ricostruire un sistema organizzato di reclutamento.

Tra i file sarebbero comparsi anche accordi per la fornitura di manodopera dal valore molto elevato. Uno di questi, vicino ai 500mila euro, risultava sottoscritto con una società costituita dalla stessa donna coinvolta nell’inchiesta. Le verifiche avrebbero però mostrato che i contratti non corrispondevano a rapporti di lavoro reali: alcune aziende chiamate in causa non ne erano a conoscenza, altre risultavano chiuse, fallite oppure intestate a persone decedute.


Il prezzo imposto ai migranti

La coppia avrebbe contattato direttamente in Marocco numerosi cittadini intenzionati a trasferirsi in Italia. A loro sarebbe stata prospettata la possibilità di ottenere un titolo di soggiorno legato a un impiego agricolo, ma per avviare la procedura ogni migrante avrebbe dovuto consegnare 10mila euro.

Una volta giunti in Italia, tuttavia, il lavoro promesso non sarebbe mai diventato realtà. Le persone coinvolte si sarebbero ritrovate senza occupazione, sistemate in alloggi di fortuna e obbligate a corrispondere 250 euro mensili per l'abitazione. Per evitare il rimpatrio sarebbero state richieste ulteriori somme, mentre il rinnovo dei documenti avrebbe comportato pagamenti fino a 1000 euro per ottenere buste paga fasulle.

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L’indagine partita dalle denunce

Le prime segnalazioni sono arrivate nel 2024, quando diversi stranieri hanno presentato denuncia. Da quelle testimonianze la procura di Grosseto ha coordinato un’inchiesta sul presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, facendo luce su un tariffario applicato ai cittadini reclutati nel Paese d’origine.

Carabinieri, sezione di polizia giudiziaria e guardia di finanza hanno ricostruito l’uso distorto del Decreto flussi, trasformato secondo l’accusa in uno strumento per ottenere profitti. Agli atti risultano 31 ingressi illegali di cittadini extracomunitari e 22 visti ritenuti irregolari.

L’arresto è stato eseguito dai carabinieri di Grosseto sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare. Le contestazioni riguardano il meccanismo con cui sarebbero stati procurati gli ingressi e utilizzati documenti di lavoro privi di effettiva corrispondenza, oltre al pericolo che le prove potessero essere compromesse.

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