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Cronaca 2 min di lettura4 giorni fa

Diecimila euro per entrare in Italia: arrestata una coppia a Grosseto

L’inchiesta ipotizza un sistema di lavoro fittizio, affitti imposti e documenti falsi per ottenere o rinnovare i permessi di soggiorno.

Promettevano un impiego agricolo e la possibilità di regolarizzarsi in Italia, chiedendo in cambio 10.000 euro a ciascun aspirante lavoratore. Secondo gli investigatori, una volta arrivati a destinazione, gli stranieri si sarebbero trovati senza occupazione, ammassati in abitazioni a pagamento e costretti a versare altro denaro per documenti utili al rinnovo del permesso.


Il meccanismo contestato agli indagati

L’indagine della Procura di Grosseto ha portato in carcere un imprenditore grossetano di 64 anni e sua moglie, cittadina marocchina di 49 anni. A entrambi viene contestato il concorso nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina; l’ordinanza cautelare è stata eseguita ieri dai carabinieri di Grosseto.

La coppia avrebbe reclutato soprattutto in Marocco persone interessate a trasferirsi in Italia attraverso il Decreto flussi. Il lavoro agricolo indicato nelle pratiche, secondo la ricostruzione accusatoria, non sarebbe mai esistito: agli stranieri veniva invece chiesto un canone mensile di 250 euro per sistemazioni sovraffollate. Per la produzione di buste paga utili alla pratica amministrativa, il costo sarebbe arrivato fino a mille euro.


Numeri e documenti dell’inchiesta

Le verifiche, condotte dai carabinieri con la sezione di polizia giudiziaria e la Guardia di finanza, hanno individuato 31 ingressi irregolari e 22 visti ritenuti non regolari. Gli accertamenti sono partiti dalle denunce presentate nel 2024 da alcuni cittadini stranieri, che avrebbero consentito di ricostruire il sistema e le somme richieste nelle diverse fasi.

Nelle agende e nei prospetti contabili sequestrati sarebbero comparsi nominativi, pagamenti parziali e importi conclusivi, indicati sia in euro sia in valuta marocchina. Gli investigatori hanno inoltre esaminato i dispositivi informatici utilizzati dagli indagati, trovando contratti per la fornitura di manodopera dal valore molto elevato.

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Le aziende coinvolte nei contratti

Tra i documenti acquisiti figura anche un accordo da quasi 500mila euro sottoscritto con una società costituita da poco e riconducibile alla donna indagata. Per gli inquirenti, quei contratti non avrebbero avuto una reale consistenza: le aziende indicate come committenti risultavano inconsapevoli dell’operazione, non più attive, sottoposte a fallimento oppure intestate a persone decedute.

Gli investigatori hanno descritto l’organizzazione come un sistema già strutturato, capace di utilizzare la procedura prevista per l’ingresso dei lavoratori stranieri come fonte di guadagno. In una nota, le forze dell’ordine hanno parlato di “un sistema ben collaudato che trasformava la procedura legale del ‘Decreto flussi’ in una vera e propria fonte di reddito”.


Perché è scattata la custodia cautelare

La misura in carcere è stata motivata anche dal pericolo di alterazione delle prove. Nel corso dell’attività investigativa sarebbero emersi episodi nei quali alcuni possibili testimoni avrebbero subito pressioni dagli indagati.

La Procura ritiene quindi necessario preservare le dichiarazioni e gli elementi raccolti, mentre l’inchiesta dovrà ora chiarire il ruolo dei diversi soggetti e la portata complessiva delle pratiche contestate alla coppia.

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