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Cronaca 2 min di lettura13 ore fa

Davide Iacopini, il rimorso delle madri: «I nostri figli paghino

Le famiglie dei due minorenni coinvolti nelle scorribande in minicar chiedono perdono all’attore ferito e raccontano la confessione arrivata dopo giorni di paura.

Il pensiero delle due madri va a Davide Iacopini, l’attore travolto e gravemente ferito durante le incursioni della minicar nera per le strade di Roma. Una di loro ammette le responsabilità del figlio sedicenne, mentre l’altra, madre del diciassettenne che guidava, parla di shock e incredulità.

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Il dolore per Davide Iacopini

La madre del ragazzo seduto accanto al conducente dice di voler incontrare la famiglia della vittima per porgere le proprie scuse. «Vorrei parlare con la mamma di Davide Iacopini e chiederle scusa», afferma, riconoscendo che il figlio dovrà rispondere delle sue azioni senza essere trasformato, però, in un “mostro”.

Il suo auspicio principale riguarda le condizioni dell’attore, che lotta tra la vita e la morte. La donna spiega di non voler cercare attenuanti e di desiderare soltanto che Iacopini possa tornare alla sua esistenza di prima, così da potergli chiedere perdono personalmente.


La confessione dopo la paura

Secondo il racconto della madre del sedicenne, negli ultimi giorni il comportamento del ragazzo era cambiato: piangeva, stava male e appariva oppresso da qualcosa che non riusciva a raccontare. Lei e l’altra madre hanno cominciato a controllare i due adolescenti e, nella notte dell’intervento dei carabinieri, li avrebbero spinti a dire la verità in caserma.

Durante l’interrogatorio uno dei ragazzi sarebbe rimasto in lacrime, mentre l’altro fissava il muro. La madre racconta anche di aver trascorso la notte accanto al figlio, che le avrebbe chiesto aiuto per pregare affinché l’uomo ferito potesse salvarsi. La donna sostiene che l’intenzione iniziale fosse quella di spaventare i passanti per gioco, ma che i due si siano resi conto della gravità della situazione dopo aver appreso le conseguenze.

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Due famiglie sotto accusa

La madre del diciassettenne, tramite il suo legale, ha fatto sapere di essere sconvolta e di unirsi alle richieste di perdono rivolte a Iacopini. In casa, tuttavia, prima della confessione avrebbe reagito con incredulità, convinta che il figlio non potesse essere coinvolto.

La minicar nera non apparteneva alla famiglia del sedicenne, che sostiene di non potersi permettere un mezzo simile. Il ragazzo è comunque indagato, insieme all’amico, per tentato omicidio e lesioni. La madre afferma di aver sperato fino all’ultimo in un equivoco, prima di iniziare a fare domande sempre più insistenti e a rendersi conto che i sospetti potevano essere fondati.


Responsabilità e genitori

La donna descrive il figlio come un adolescente cresciuto nell’epoca dei telefoni cellulari e dei social, ma respinge l’idea che ogni errore commesso da un ragazzo rappresenti automaticamente il fallimento della famiglia. Dice di aver cercato di educare lui e il fratello nonostante difficoltà importanti e sostiene che anche la società debba interrogarsi sul contesto in cui crescono i giovani.

Il percorso, ora, sarà segnato dalle conseguenze giudiziarie e personali di quella notte. «Mio figlio deve pagare ma non è un mostro», ribadisce la madre, spiegando di voler continuare a svolgere il proprio ruolo educativo anche attraverso il dolore provocato da quanto accaduto.

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