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Cronaca 3 min di lettura6 ore fa

David Rossi, quelle ombre in dieci minuti: cosa sostiene il Ris

La relazione tecnica individua dodici alterazioni luminose nell’area non ripresa dalle telecamere, mentre Gianluca Vinci rilancia l’ipotesi di un intervento organizzato nel vicolo.

L’ipotesi di un gruppo criminale strutturato torna al centro degli accertamenti sulla morte di David Rossi. Gianluca Vinci, intervenendo dopo la presentazione della relazione, ha sostenuto che la vicenda potrebbe aver coinvolto più persone, tra gli ambienti di Monte dei Paschi e l’area esterna in cui il manager precipitò.

Il presidente della commissione parlamentare ha inoltre collegato gli approfondimenti a nominativi ritenuti riconducibili alla criminalità organizzata della Bassa Mantovana e della Bassa Reggiana. Alla domanda su un possibile ruolo della ’ndrangheta, Vinci ha parlato di «una entità criminale molto organizzata», precisando che questa è una delle direzioni seguite dall’organismo d’inchiesta.


Vinci accusa: soccorsi ritardati

Secondo la lettura proposta da Vinci, l’uomo immortalato dalle telecamere nel vicolo non sarebbe stato un passante capitato casualmente sul posto. Il presidente della commissione ha affermato che quella persona avrebbe avuto una funzione attiva e che il suo comportamento avrebbe contribuito a ritardare l’arrivo dei soccorsi, quando Rossi sarebbe stato ancora in vita.

«La novità più dirompente di oggi è che non era un passante l'uomo del vicolo che per troppi anni è stato descritto come un eventuale turista che passava di lì e lasciava morire un moribondo», ha dichiarato Vinci all’Hotel Nazionale di Roma. La sua ricostruzione sostiene l’ipotesi di un omicidio con il coinvolgimento di almeno quattro o cinque persone, ma si tratta di una valutazione politica e investigativa distinta dalle conclusioni tecniche contenute nel documento del Ris.


Dodici anomalie davanti al vicolo

Il rapporto dei carabinieri concentra l’attenzione su un tratto non visibile direttamente agli impianti di sorveglianza. Nell’arco compreso fra le 20.04 e le 20.14, sulla parete di marmo bianco in fondo a vicolo Monte Pio, sono state registrate dodici variazioni della luminosità in coincidenza con il transito delle automobili lungo via dei Rossi.

Gli esperti hanno escluso che tali fenomeni siano riconducibili soltanto a problemi di elaborazione del filmato, difetti informatici o distorsioni generate dalla compressione delle immagini. Per i tecnici, le modifiche risultano compatibili con il passaggio davanti alla luce di sagome opache, riconducibili per forma a uno o più individui collocati fuori dall’inquadratura. Il numero delle sequenze, quindi, non equivale necessariamente al numero delle persone presenti.

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Cinque posizioni per osservare

Un sopralluogo svolto il 22 giugno 2026 ha cercato di verificare la geometria delle ombre e la possibilità di osservare ciò che accadeva nel vicolo. Attraverso rilievi tridimensionali realizzati con uno scanner laser e la ricostruzione delle condizioni originali di ripresa, sono stati individuati cinque punti compatibili con le immagini: A, B, C, D ed E.

La prova ha riguardato anche la visuale sul corpo di Rossi dopo la caduta. Da A e B sarebbe stato possibile guardare direttamente verso di lui, seppure con alcune restrizioni; dal punto E si sarebbero notate soltanto le gambe e i piedi. Le collocazioni C e D, invece, sarebbero state schermate dallo spigolo del muro.


Il contesto dell’indagine

Il mandato agli specialisti era arrivato il 22 maggio scorso dalla commissione d’inchiesta, con l’obiettivo di stabilire se qualcuno potesse trovarsi nella parte terminale del vicolo la sera del 6 marzo 2013. La morte dell’ex responsabile della comunicazione di Mps avvenne dopo la caduta dalla finestra del suo ufficio nella sede di Rocca Salimbeni, a Siena.

A illustrare l’elaborato, composto da 74 pagine, sono stati Luca Gasparollo e Federico Zomparelli, responsabili rispettivamente della Sezione di intervento operativo e della Sezione fonica e audiovisiva del Ris di Roma, insieme al consulente Adolfo Gregori. La relazione aggiunge elementi sulla possibile collocazione di una o più persone nell’area cieca, ma non identifica i soggetti né stabilisce da sola quale condotta abbiano tenuto o quale responsabilità possano avere nella morte di Rossi.

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