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Cronaca 3 min di lettura5 giorni fa

Dal dolore alla riparazione: il metodo Cattaneo che sfida la pena

La pedagogista Anna Cattaneo spiega come funziona la giustizia riparativa, tra colloqui riservati, responsabilità dell’autore e casi concreti che vanno dalla criminalità minorile agli ex Brigate Rosse.

La giustizia riparativa può incidere anche sul piano giudiziario, ma senza promettere scorciatoie automatiche sulle sanzioni. Nei reati procedibili a querela, un esito riparativo può far venir meno la querela; negli altri casi il giudice può tenerne conto solo in senso favorevole, mai per peggiorare la posizione dell’imputato.


Quando l’incontro cambia lo sguardo

Per Anna Cattaneo, però, il punto decisivo resta un altro: il valore dell’incontro. La pedagogista e mediatrice osserva che, quando una persona vede davanti a sé il volto di chi ha ferito, può nascere una crisi che fa emergere responsabilità e consapevolezze prima rimaste in ombra.

Questo non significa che ogni percorso debba sfociare per forza nella riconciliazione. In alcuni casi l’esito è un riavvicinamento, in altri si arriva soltanto a riconoscere la fine di una relazione, ma il passaggio resta comunque trasformativo perché toglie all’altro l’etichetta di semplice nemico o mostro.


Cattaneo e il metodo della riparazione

Cattaneo lavora da vent’anni nel mettere in relazione vittime e autori di reato. È presidente di InConTra ETS e guida il Centro di Giustizia Riparativa di Bergamo; inoltre figura tra le prime mediatrici italiane inserite negli elenchi ministeriali, un quadro reso possibile dalla riforma Cartabia del 2022.

Il suo approccio si fonda sulla necessità di affrontare il danno, le conseguenze per la vittima e il ruolo della comunità. Secondo la sua impostazione, la giustizia non dovrebbe fermarsi alla punizione, ma tentare di ricomporre ciò che il reato ha spezzato, almeno sul piano umano e relazionale.


Dal pub al tavolo di mediazione

Un esempio che cita riguarda un ragazzo coinvolto in una rissa in un pub: aveva colpito un coetaneo al punto da fargli perdere diversi denti. La persona offesa voleva capire se l’altro fosse cambiato; l’autore, invece, arrivava all’incontro con rabbia e ostilità per le conseguenze legali della denuncia e della messa alla prova.

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Di fronte alla disponibilità dell’altro, il giovane aggressore ha cambiato atteggiamento. Ha ascoltato le difficoltà affrontate dalla famiglia del ragazzo ferito, anche sul versante economico, per sostenere cure e interventi; alla fine entrambi hanno riconosciuto il peso reciproco della vicenda, fino a pensare a un nuovo incontro, magari davanti a una pizza.


Oltre la punizione, senza false illusioni

Per Cattaneo, molti arrivano ai percorsi riparativi con un desiderio autentico di chiedere scusa, ma anche con paura di sembrare strumentali. Altri, invece, si presentano con idee vaghe e hanno bisogno di colloqui preliminari per capire davvero cosa li aspetta e per maturare la percezione della propria responsabilità.

Su questo tema la mediatrice insiste anche nel definire meglio il termine riconciliazione: per lei non è l’obiettivo obbligato, ma solo una delle possibili conseguenze. A Bergamo, al festival Bergamo Incontra del 26 settembre, sarà proprio questo il cuore del confronto con Franco Bonisoli, ex militante delle Brigate Rosse coinvolto nel rapimento di Aldo Moro e oggi impegnato a sua volta in percorsi di giustizia riparativa.


Il dolore come punto di partenza

Il quadro più estremo, nelle sue parole, è quello di chi ha trasformato il male subito in una nuova violenza. Il riferimento è alla cecchina ucraina che avrebbe smesso di contare i soldati russi uccisi solo dopo aver superato quota 250: una vicenda che, per Cattaneo, mostra quanto il dolore possa deformare le persone e spingerle in direzioni impreviste.

Proprio per questo i mediatori cercano di agire sul nodo più difficile: disarmare il dolore di chi ha subito e di chi ha commesso il reato. L’idea di fondo è che la responsabilità non nasca dall’astrazione, ma dal contatto con la sofferenza concreta provocata dall’atto compiuto.

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