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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Cuccioli malati venduti come di razza: la rete degli inganni a Napoli

Cinque persone sono state colpite da misure cautelari dopo un’indagine su animali importati dall’Est Europa, documenti falsi e oltre 50 presunte truffe ai clienti.

Le segnalazioni dei proprietari venivano ridimensionate e, in alcuni casi, le diagnosi dei veterinari messi in discussione. Secondo gli investigatori, dietro la vendita dei cuccioli operava una rete organizzata, con collaboratori e prestanome incaricati di gestire pagamenti e utenze telefoniche. Gli episodi di truffa contestati sarebbero più di 50.

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Diagnosi gravi dopo la vendita

Nei negozi comparivano soprattutto Chihuahua, barboncini, Spitz, Maltesi e Chow Chow. Gli animali erano presentati come esemplari di razza e accompagnati da certificazioni genealogiche, microchip e attestazioni vaccinali che, secondo l’accusa, non sarebbero state autentiche.

Gli accertamenti condotti dall’Università Federico II di Napoli sui cuccioli morti hanno rilevato gastroenteriti virali, cimurro e forme parassitarie particolarmente aggressive. In diversi casi, i problemi sarebbero emersi pochi giorni dopo l’acquisto, quando le famiglie si rivolgevano ai venditori per chiedere spiegazioni.


Il commercio partiva dall’Est Europa

I cuccioli sarebbero stati comprati in Paesi dell’Est europeo e allontanati dalle madri prima del tempo. Il trasferimento in Italia avveniva, secondo la ricostruzione investigativa, senza adeguate condizioni igieniche e sanitarie, mentre la mancanza di garanzie sulla provenienza aumentava i rischi per la salute degli animali.

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L’indagine ha preso avvio dal ritrovamento, in strada, di un cucciolo ormai allo stremo. Soccorso e sottoposto a controlli dai veterinari dell’Asl, l’animale è morto poco dopo: gli esami avevano evidenziato patologie gravi e rilevanti carenze immunitarie. Da quel caso gli inquirenti sono risaliti a una famiglia che gestiva tre punti vendita nel Napoletano.


Cinque arresti e quattro negozi sequestrati

L’operazione è stata condotta dal Nucleo Carabinieri Cites di Napoli sotto il coordinamento della Procura partenopea. Le misure cautelari riguardano titolari e gestori di attività situate tra Napoli e Torre Annunziata: tre indagati sono stati trasferiti in carcere, mentre per altri due sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Durante gli interventi sono stati messi sotto sequestro quattro esercizi commerciali, 43mila euro in contanti, ritenuti collegati agli affari contestati, oltre a farmaci veterinari, apparecchiature di videosorveglianza e documenti fiscali e sanitari considerati falsificati dagli investigatori.

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