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Cronaca 2 min di lettura25 min fa

Undici anni tra i saccheggi: il video di Milano arriva a 5 milioni

Le immagini dei minorenni durante i disordini milanesi riaccendono il dibattito, mentre Giorgia Meloni richiama l’attenzione sull’età del più giovane identificato.

Ha appena 11 anni il più giovane minorenne individuato dalle forze dell’ordine per i disordini avvenuti a Milano. Il bambino, che frequenta la seconda media, è stato rintracciato dai carabinieri nella scuola della Barona, quartiere della periferia sud-occidentale della città.

La vicenda è stata richiamata da Giorgia Meloni, che ha sottolineato la gravità dell’età dell’undicenne. «Fa male e fa paura e ci chiama tutti in causa», ha affermato la presidente del Consiglio, chiedendo una riflessione sulle responsabilità degli adulti e della società.

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Il video del minore diventa virale

Nel frattempo, sui social continuano a circolare filmati che mostrano diversi minorenni tra le strade del centro durante gli scontri. In alcune immagini si vedono ragazzi entrare nei negozi presi d’assalto e allontanarsi con merce, tra capi d’abbigliamento e prodotti di elettronica.

Uno dei video più condivisi ha superato cinque milioni di visualizzazioni su TikTok. Il protagonista è un bambino con il volto coperto, ripreso mentre si allontana da un esercizio commerciale portando con sé alcuni vestiti.

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La persona che sta registrando la scena lo provoca con una domanda sull’altezza: «Ma dove vai che sei un metro e trenta?». Poco dopo, lo stesso minore viene mostrato mentre esce dal negozio con gli indumenti sottratti.


Meloni: «Il più giovane ha 11 anni»

Parlando degli identificati, Meloni ha spiegato che il più piccolo avrebbe appena 11 anni, insistendo sul peso di un dato che, a suo giudizio, dovrebbe interrogare tutti. Il minore frequenta la seconda media ed è stato individuato all’interno dell’istituto scolastico che frequenta.

La premier ha inoltre messo in guardia dal rischio che la ricerca di visibilità online finisca per sostituire prospettive e responsabilità. «Non possiamo permettere che dei ragazzi crescano pensando che spaccare una vetrina sia un modo per farsi rispettare o che qualche visualizzazione sui social valga più del loro futuro», ha dichiarato.

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