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Cronaca 2 min di lettura21 min fa

Milano, il caso che scuote: identificato un 11enne tra i saccheggi

Le immagini dei minorenni durante i disordini hanno riacceso il dibattito dopo l’identificazione del più giovane, rintracciato in una scuola della Barona.

Ha appena 11 anni il più giovane tra i minorenni individuati per gli episodi avvenuti durante i disordini nel centro di Milano. Il ragazzino, italiano e iscritto alla seconda media, è stato rintracciato dai carabinieri nella sua scuola, alla Barona, nella periferia sud-occidentale della città, ed è stato arrestato.

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L’undicenne rintracciato a scuola

Secondo quanto riferito, domenica il minore sarebbe entrato in un esercizio commerciale durante i saccheggi, portando via della merce. Gli investigatori lo avrebbero riconosciuto grazie alle immagini relative agli scontri e lo avrebbero poi individuato nell’istituto che frequenta.

Matteo Piantedosi ha parlato del caso al termine della riunione del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, convocata dal prefetto Claudio Sgaraglia. Il ministro dell’Interno ha spiegato che il ragazzo è stato riconosciuto come partecipante ad azioni considerate rilevanti e quindi arrestato, nonostante la sua età.


Le immagini riaccendono il dibattito

Nel frattempo, sulle reti sociali continuano a circolare numerosi filmati realizzati durante le violenze del fine settimana. In diversi video compaiono minorenni riuniti nelle vie centrali del capoluogo lombardo, alcuni dei quali non avrebbero ancora raggiunto l’adolescenza.

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La presenza di bambini e preadolescenti tra i partecipanti ha provocato reazioni nella politica e nell’opinione pubblica. Giorgia Meloni, commentando la vicenda in un video diffuso dopo l’approvazione del nuovo decreto sicurezza da parte del Consiglio dei ministri, ha sottolineato: «Il più piccolo tra i ragazzi identificati a Milano avrebbe appena 11 anni, 11 anni. Fa male e fa paura e ci chiama tutti in causa».

La presidente del Consiglio ha aggiunto che non si può consentire ai giovani di associare la distruzione di una vetrina al riconoscimento sociale o di considerare le visualizzazioni online più importanti del proprio futuro. Le sue parole si inseriscono nel confronto aperto sulle responsabilità degli adulti, sul ruolo delle famiglie e sull’influenza esercitata dalla diffusione dei filmati degli scontri.

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