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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Crans Montana, la richiesta di Jessica Moretti riapre il caso del rogo

La proprietaria del locale ha chiesto un’indennità per infortunio mentre resta imputata con il marito nell’inchiesta sulla tragedia di Capodanno.

L’arresto di Jacques Moretti, avvenuto alla fine di agosto per una presunta aggressione ai danni della moglie Jessica nella loro casa in Vallese, riguarda un procedimento distinto da quello sull’incendio del Le Constellation. I difensori della coppia hanno precisato che l’indagine appartiene esclusivamente alla loro vita privata.


Un’indennità mentre resta l’accusa

Nel frattempo Jessica Moretti ha presentato una domanda per ottenere il trattamento giornaliero previsto in caso di infortunio professionale. La pratica, collegata al rogo del locale di Crans-Montana, risulta citata in una comunicazione di Zurich relativa alla posizione della donna con riferimento al 1 gennaio 2026.

La richiesta arriva mentre Jessica e Jacques figurano tra i sedici imputati del procedimento. Nei loro confronti vengono contestati, tra gli altri, omicidio colposo, incendio doloso per negligenza e lesioni personali gravi.


La difesa dei proprietari

In tribunale i due coniugi hanno respinto qualsiasi responsabilità per la tragedia. Hanno riferito di non aver previsto che le candele scintillanti potessero trasformarsi in una fonte d’incendio e Jacques ha sostenuto che quei dispositivi fossero stati autorizzati e verificati dai vigili del fuoco.

Secondo la loro versione, l’unico rischio considerato riguardava eventuali danni alle attrezzature. Entrambi hanno quindi escluso di aver potuto immaginare conseguenze tanto gravi.


La fuga nel locale in fiamme

La notte di Capodanno il rogo ha provocato 41 vittime e 115 feriti. Tra le persone morte c’erano anche gli italiani Sofia Prosperi, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti ed Emanuele Galeppini, tutti di età compresa fra 15 e 17 anni.

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Secondo la ricostruzione dell’incendio, una candela scintillante fissata a una bottiglia di champagne avrebbe appiccato le fiamme. Quando la bottiglia è stata sollevata, il fuoco avrebbe raggiunto il soffitto e si sarebbe esteso rapidamente tra le circa 200 persone presenti, molte delle quali minorenni.

L’uscita disponibile non sarebbe stata sufficiente a consentire un’evacuazione ordinata. Per riuscire a scappare, alcuni clienti hanno infranto una vetrina; i testimoni hanno descritto una situazione dominata da urla, disordine e schiacciamenti davanti all’unico varco.


Chiusa la disputa sulle fatture

Sul piano diplomatico, invece, si è concluso il confronto tra Italia e Svizzera nato dalle spese addebitate alle famiglie delle vittime. Berna ha comunicato che non avrebbe più inviato quei conti ai parenti italiani.

La vicenda aveva provocato tensioni dopo la richiesta di somme arrivate a decine di migliaia di euro e la successiva reazione di Palazzo Chigi. La decisione svizzera ha chiuso il caso con un esito favorevole per l’Italia.

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