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Cronaca 2 min di lettura4 giorni fa

Crans-Montana, la porta sigillata e la fuga di Sofia Donadio

La studentessa milanese, sopravvissuta all’incendio del Constellation, racconta il fumo nel soffitto, la corsa tra la folla e l’uscita di sicurezza che dice di aver trovato chiusa da una catena.

Il primo ricordo è legato al colore delle fiamme e alla sensazione di non avere più aria: così Sofia Donandio rievoca l’incendio scoppiato al Constellation di Crans-Montana, dove si trovava durante la strage di Capodanno. La studentessa del liceo Virgilio di Milano ne ha parlato come ospite di ‘Lombardia Nera’, il programma di Antenna3.

Dal suo racconto emerge anche un dettaglio che torna con forza: la zona in cui era seduta, in una saletta sul fondo del locale, inizialmente non lasciava capire cosa stesse succedendo. Solo dopo l’avviso di chi era con lei ha provato a mettersi in salvo.


Il panico dopo l’avviso

Sofia ha spiegato che, se nessuno l’avesse avvertita, sarebbe rimasta nella saletta. Da lì, infatti, non si vedeva nulla e il fumo non era ancora arrivato. In quel momento, ha ricordato, il locale era ancora pieno di rumori e musica, e proprio per questo era difficile capire la gravità dell’emergenza.

Una volta attraversato il corridoio, la scena è cambiata di colpo: lì ha visto il soffitto invaso dalle fiamme e il fumo già diffuso. A quel punto è partita la fuga verso le scale, affollate da persone in cerca di uscita.

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La caduta, il risveglio e il ritorno a

Nella calca, la studentessa è svenuta. Ha ripreso i sensi all’aperto, sdraiata sul marciapiede con la testa appoggiata sulle ginocchia di una turista. Quel passaggio, racconta, è uno dei più duri da rimuovere dalla memoria.

Nel ricostruire la serata, Sofia ha anche parlato dell’uscita di emergenza del locale. Ha detto di aver visto per tutte le sere uno sgabello sempre nello stesso punto e ha aggiunto che la porta non sarebbe mai stata aperta: sul maniglione, ha riferito, c’era una catena attorcigliata, mentre accanto si trovava un estintore.

Dopo mesi trascorsi all’ospedale Niguarda, Sofia è tornata da poco in classe insieme ad altri tre compagni sopravvissuti alla strage. Guardando avanti, ha detto che, quando si saranno ripresi del tutto, vorrebbero partire tutti e quattro per una vacanza: un modo, nelle sue parole, per ricordare quella che era iniziata come una bella esperienza e che non hanno potuto concludere.

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