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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Cortei violenti, la svolta di Saccone: «Serve sicurezza integrata»

L’ex Sismi indica intelligence, coordinamento in tempo reale e responsabilità personale come strumenti contro le nuove forme di disordine urbano.

«Il diritto di manifestare deve essere sempre garantito. Il diritto di devastare le nostre città non esiste». È il punto fermo indicato da Umberto Saccone, docente Luiss, già esponente del Sismi e dell’Arma dei carabinieri, nel ragionare sugli episodi di violenza avvenuti a Milano.

Secondo Saccone, chi danneggia beni pubblici o privati dovrebbe affrontare conseguenze concrete, non soltanto sul piano penale. Tra le ipotesi richiamate figurano il risarcimento dei danni e lo svolgimento di attività di pubblica utilità, compreso il ripristino degli spazi colpiti.

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La risposta non può essere soltanto repressiva

L’analisi dell’ex Sismi parte da un cambiamento nel modo in cui si organizzano alcune mobilitazioni. Gruppi privi di una leadership riconoscibile possono coordinarsi attraverso i social, dividersi in nuclei e raggiungere rapidamente aree differenti della città, rendendo meno efficace il semplice aumento degli agenti impiegati sul territorio.

Saccone ritiene quindi necessario investire nella prevenzione, nell’intelligence e nell’osservazione delle fonti aperte. L’obiettivo, precisa, non sarebbe comprimere la libertà di manifestare, ma riconoscere in anticipo i segnali di possibili violenze e impedire che una protesta venga usata per coprire condotte illecite.


Centrali operative contro i gruppi mobili

La contemporanea presenza di disordini in più punti mette sotto pressione il modello tradizionale basato sui presidi fissi. Per affrontare questo scenario, spiega Saccone, occorrono strutture operative in grado di raccogliere dati mentre gli eventi sono in corso, prevedere gli spostamenti dei gruppi e spostare velocemente le risorse verso le zone più esposte.

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La gestione dovrebbe essere fondata su collegamenti rapidi tra i diversi apparati e sulla protezione preventiva degli obiettivi vulnerabili. Una risposta efficace, nella sua valutazione, deve dunque essere flessibile, coordinata e capace di adattarsi all’evoluzione della situazione.


Più collaborazione con il settore privato

Per Saccone, il contrasto a fenomeni così articolati non può ricadere esclusivamente sulle forze dell’ordine. Responsabili della sicurezza, aziende di vigilanza, società di trasporto, centri commerciali e grandi organizzazioni possiedono strumenti tecnologici, informazioni e capacità di osservazione che possono contribuire alla prevenzione.

L’ex dirigente propone una collaborazione stabile tra istituzioni e soggetti privati, lasciando comunque allo Stato la competenza esclusiva sull’ordine pubblico. In questo quadro rientra il modello della sicurezza integrata, che a suo giudizio dovrebbe accompagnarsi a procedure più rapide per il rimpatrio degli stranieri responsabili di reati e privi dei requisiti per restare in Italia, sempre nel rispetto delle garanzie fondamentali.

Saccone considera insufficiente il semplice richiamo alle norme già in vigore. Se gli strumenti esistenti non permettono di ottenere questi risultati, sostiene, il legislatore dovrebbe intervenire per modificarli: la sicurezza, conclude, richiede prevenzione, capacità di intervento, cooperazione tra pubblico e privato e un sistema di responsabilità realmente applicabile.

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