Cortei, la chat che accende l’allarme: «Neanche i blindati ci fermeranno»
Youssef Siher resta in carcere a San Vittore: domani la Procura di Milano chiederà al gip di confermare il fermo, mentre gli investigatori analizzano telefoni e computer.
Le comunicazioni online avrebbero contribuito ad alimentare paura e disordini durante le proteste, fino alla chiusura di alcuni negozi e all’interruzione delle attività in diverse zone. Al centro dell’inchiesta c’è Youssef Siher, trent’anni, ricercatore dei movimenti politici islamici e cittadino italiano di seconda generazione, fermato e portato nel carcere di San Vittore.
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La rete digitale sotto esame
Secondo gli investigatori, nelle conversazioni circolate su Telegram e Instagram comparivano indicazioni sugli obiettivi, ipotesi operative e accorgimenti per sottrarsi alle forze dell’ordine dopo le azioni. In uno dei messaggi, riferito alla reazione dello Stato, si legge: «Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeremo con i blindati».
La pagina Instagram Movimento 17 ottobre avrebbe raccolto più di 48mila seguaci in pochi giorni, mentre il gruppo Telegram collegato all’iniziativa conterebbe quasi 9.500 partecipanti. Gli investigatori stanno ora cercando di ricostruire ruoli, contatti e modalità di coordinamento attraverso il materiale acquisito.
Le accuse e il passaggio davanti al gip
Siher è accusato di istigazione a delinquere e di violenza organizzata in occasione di manifestazioni pubbliche. La Procura di Milano valuta inoltre la possibile contestazione di terrorismo, alla luce della presunta finalità eversiva attribuita alle attività e delle conseguenze prodotte sul territorio.
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Per gli stessi fatti risulta indagata anche la moglie dell’uomo, che avrebbe collaborato alla gestione delle comunicazioni sui social. Domani il pubblico ministero Francesca Crupi presenterà la richiesta di convalida del fermo; il giudice per le indagini preliminari stabilirà successivamente la data dell’udienza, dopo avere esaminato gli atti.
Dai dispositivi può emergere altro
Cellulari e computer sequestrati potrebbero fornire elementi sui rapporti tra i partecipanti e sulla struttura della presunta organizzazione. L’analisi punta a verificare se dietro i canali già individuati esista una rete più ampia, capace di collegare ambienti ritenuti finora distinti.
Gli accertamenti dovranno chiarire anche il peso effettivo delle comunicazioni nelle proteste che hanno portato giovani e giovanissimi nelle strade di varie città. La Procura considera tra gli elementi dell’indagine sia il clima di allarme generato sia i disagi registrati nelle attività commerciali.
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