Corpi nascosti e dipendenze: quattro delitti che hanno sconvolto l’Italia
Dalla tragedia di Torino ai casi Mastropietro, Varani e Di Nardo, ricostruzioni segnate da droga, alcol, disagio e tentativi di occultamento
Domenico Livrieri non avrebbe dovuto trovarsi in libertà: per lui era previsto il trasferimento in una Rems, ma l’assenza di posti disponibili impedì l’ingresso nella struttura. Nel frattempo, secondo l’accusa, l’uomo avrebbe ucciso la vicina Marta Di Nardo per appropriarsi delle sue risorse economiche.
Il caso milanese e quei pochi averi
Marta Di Nardo, 60 anni, abitava in una casa popolare dell’Aler nel quartiere Acquabella, a Milano. Rimasta vedova, disponeva soltanto di una pensione modesta; la ludopatia e le sue condizioni psicologiche l’avevano portata a chiedere denaro per strada ed era seguita dai servizi sociali e da un centro psico-sociale.
La donna era stata vista per l’ultima volta il 4 ottobre 2023. Dopo circa due settimane, il figlio, con il quale i rapporti erano ridotti, presentò denuncia. Nel corso dei controlli emerse un certificato intestato a Livrieri, vicino di casa della scomparsa: la verifica nell’appartamento dell’uomo portò al ritrovamento dei resti di Di Nardo, nascosti in un’intercapedine sopra la cucina e avvolti in una coperta.
Secondo gli investigatori, l’omicidio sarebbe stato commesso per impossessarsi del poco denaro della vittima. Nella disponibilità di Livrieri furono trovati il libretto postale, una carta Postamat, due Postepay e il telefono della donna, privato della scheda SIM.
Torino, il sospetto nato durante il festino
Il delitto di Torino presenta un quadro differente, ma conserva il legame con abuso di sostanze e condizioni di forte disagio. Tra il 24 e il 25 settembre, in un alloggio di via Gulli, la polizia rinvenne il corpo fatto a pezzi di Fabio Colapietro, 39 anni.
L’ipotesi investigativa è che la violenza sia esplosa dopo giorni trascorsi tra alcol e stupefacenti. Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni e principale indagato, ha riconosciuto di avere ucciso Colapietro. A suo dire, la lite sarebbe partita dal sospetto che fossero stati sottratti cinquanta euro; il successivo smembramento sarebbe servito a nascondere il cadavere.
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Il caso torinese si inserisce in una serie di episodi in cui dipendenze, marginalità e violenza si intrecciano fino a produrre omicidi e tentativi di cancellarne le tracce. Nell’ultimo decennio, la cronaca italiana ha raccolto almeno quattro vicende con elementi di questo tipo.
Pamela Mastropietro e Luca Varani
A Macerata, nel 2018, fu uccisa Pamela Mastropietro, 18 anni, che aveva una storia di dipendenza e si era allontanata dalla comunità dove era assistita il 29 gennaio. Il giorno successivo acquistò eroina ai giardini Diaz da due cittadini nigeriani; Innocent Oseghale la condusse poi nel proprio appartamento, dove, approfittando delle sue condizioni, la violentò.
Temendo le conseguenze, Oseghale la colpì con un coltello e in seguito tentò di cancellare le prove lavando il corpo con la candeggina e dividendolo in parti. I resti furono sistemati in due valigie e lasciati nelle campagne di Pollenza con l’aiuto di un tassista. La condanna all’ergastolo è diventata definitiva.
Due anni prima, a Roma, la vittima fu Luca Varani, 23 anni. La sua esistenza, divisa tra il lavoro serale per sostenere il padre e rapporti sessuali in cambio di soldi o droga, emerse dopo l’omicidio. Il 4 marzo 2016 Marco Prato lo attirò a un incontro promettendogli 100 euro per partecipare a una festa con alcol e stupefacenti.
Nell’appartamento, Prato e Manuel Foffo sottoposero Varani a una lunga aggressione, dopo averlo stordito con sostanze alcoliche e farmaci. L’autopsia documentò circa 100 colpi inferti con coltello e martello. Foffo ha ricevuto una condanna a 30 anni con rito abbreviato, mentre Prato si è tolto la vita in carcere prima dell’avvio del processo.
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