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Cronaca 2 min di lettura53 min fa

Lacrimogeno al corteo di Torino: la difesa sfida l’archiviazione

Il giovane fu ferito durante la manifestazione del 3 ottobre 2025: il pm chiede di chiudere il fascicolo, ma il legale pretende nuove verifiche sugli agenti.

La richiesta di archiviazione non chiude, almeno per ora, il caso del giovane ferito durante una manifestazione Pro Pal a Torino. Nell’udienza celebrata al Palazzo di giustizia, la difesa ha chiesto che l’inchiesta prosegua per chiarire chi abbia sparato il lacrimogeno e con quali modalità.


La difesa chiede nuove indagini

Il procedimento riguarda i fatti del 3 ottobre 2025, ripresi anche da un video. Il ragazzo si trovava insieme ad altri manifestanti quando è stato raggiunto da un agente chimico lanciato, secondo la ricostruzione del suo avvocato, con traiettoria diretta.

Il legale ha sostenuto che il giovane non stesse partecipando ad azioni aggressive e ha contestato la chiusura del fascicolo. La Procura, invece, ha ritenuto di proporre l’archiviazione dopo non essere riuscita a risalire all’identità degli appartenenti alle forze dell’ordine coinvolti nell’episodio.


Ferito e poi travolto dalla carica

Dopo essere stato colpito, il manifestante è caduto a terra. Per le lesioni riportate gli è stata assegnata una prognosi superiore ai venti giorni, elemento che ha portato la difesa a sollecitare ulteriori accertamenti.

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La situazione è diventata ancora più concitata subito dopo, quando le forze dell’ordine hanno effettuato una carica. Due persone del gruppo sono state raggiunte dall’intervento: una di loro stava cercando di prestare soccorso al ragazzo ferito. Entrambe hanno successivamente presentato denuncia.


Il nodo dell’identificazione

Secondo quanto emerso nella ricostruzione investigativa, il gruppo in cui si trovava il giovane non avrebbe compiuto gesti violenti. Poco più indietro, altri partecipanti al corteo stavano invece lanciando oggetti contro gli agenti, una circostanza distinta rispetto alla posizione del manifestante colpito.

Il punto centrale dell’udienza resta quindi l’assenza di un responsabile identificato. La difesa chiede che il filmato e gli altri elementi disponibili vengano esaminati con nuove verifiche, così da stabilire se sia possibile individuare l’agente che ha utilizzato il lacrimogeno.

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