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Cronaca 3 min di lettura5 ore fa

Cornell, il caso dello stupro torna davanti al Gran Giurì: cosa succede ora

La procura di Tompkins riapre l’inchiesta sulla denuncia di un’ex studentessa contro sette membri della confraternita Chi Phi.

La Cornell University sostiene di aver adottato provvedimenti severi nel caso della presunta violenza sessuale denunciata da un’ex studentessa, ma la vicenda continua a sollevare dubbi sulla gestione interna e sull’indagine iniziale. L’ateneo ha inoltre dichiarato di appoggiare la scelta della procura di sottoporre nuovamente i fatti a una giuria d’accusa.

Secondo il legale della donna, invece, soltanto due dei sette studenti indicati nella denuncia sarebbero stati espulsi. Per gli altri, sostiene l’avvocato, sarebbero arrivate misure meno pesanti, come sospensioni, seminari obbligatori o lavori scritti.


Il confronto sulle sanzioni dell’ateneo

Cornell ha respinto questa ricostruzione, spiegando di non poter entrare nei dettagli delle singole decisioni disciplinari per ragioni legate alla riservatezza degli studenti. L’università ha però confermato la chiusura della sezione locale di Chi Phi e il divieto di attività della confraternita all’interno del campus.

In una nota, l’ateneo ha dichiarato: «Sosteniamo la decisione del procuratore distrettuale della contea di Tompkins di dare alla vittima l’opportunità di raccontare la propria versione dei fatti a una giuria d’accusa». Cornell ha poi definito irresponsabile l’idea che le sanzioni siano state irrilevanti, sostenendo che una simile rappresentazione potrebbe indebolire la fiducia delle vittime e scoraggiare ulteriori denunce.


La procura riapre il procedimento

La vicenda riguarda una notte dell’ottobre 2024, quando la studentessa aveva vent’anni. La nuova azione legale, composta da oltre 100 pagine, chiama in causa più di dodici soggetti, compresi i sette membri della confraternita, Cornell e Chi Phi, e comprende contestazioni per violenza sessuale, lesioni, negligenza, inadempimento contrattuale e violazioni della normativa sui diritti umani dello Stato di New York.

L’ufficio del procuratore distrettuale della contea di Tompkins ha annunciato lunedì 28 settembre la riapertura del fascicolo. L’obiettivo è chiedere al Gran Giurì di riesaminare l’eventuale perseguibilità penale dei sette studenti, dopo le pressioni ricevute dalla comunità locale.


La denuncia della studentessa

La giovane afferma che la sera del 19 ottobre 2024 aveva consumato alcol prima a casa e poi in un locale. In seguito si sarebbe recata nella sede di Chi Phi per incontrare un’amica; secondo il suo racconto, lì avrebbe ricevuto altre bevande e sarebbe stata spinta ad assumere per via nasale una sostanza presentata come ketamina.

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La denuncia sostiene che la donna si trovasse in condizioni tali da non poter esprimere un consenso valido né reagire. L’accusa individua sette membri della confraternita come partecipanti alla presunta aggressione, mentre un messaggio inviato durante la notte avrebbe sollecitato altri affiliati a entrare nella stanza.


Messaggi e ore di violenza

La documentazione depositata contiene anche una schermata di una conversazione su Snapchat. Il messaggio sarebbe stato spedito intorno all’1:42 e, secondo l’accusa, avrebbe preceduto l’arrivo di diversi uomini nella camera in cui si trovava la studentessa.

La giovane riferisce che gli uomini l’avrebbero spinta ad assumere altra ketamina e che la violenza sarebbe proseguita per diverse ore, fino alle 5:45 circa. Un avvocato di uno degli studenti ha negato ogni illecito attribuibile al proprio assistito; non è stata resa pubblica la posizione degli altri accusati.


Le versioni opposte sull’indagine

Matthew Van Houten, procuratore distrettuale della contea, ha spiegato che nel 2024 non furono presentate imputazioni perché la prima segnalazione, a suo dire, non conteneva le accuse oggi riportate nella causa. Intervistato da Jake Tapper per CNN, ha aggiunto: «Nulla nella dichiarazione originale indicava che fosse stata drogata senza il suo consenso o che avesse avuto rapporti sessuali contro la sua volontà». Il procuratore ha definito volgari e disgustosi i messaggi attribuiti agli studenti, precisando però che non vi avrebbe trovato riferimenti al consenso.

Thomas P. Giuffra, avvocato della donna, contesta questa ricostruzione e giudica insufficiente il primo accertamento. A suo avviso, la studentessa avrebbe parlato soltanto con l’agente che aveva raccolto la segnalazione iniziale, senza essere successivamente ascoltata dagli investigatori della procura o da specialisti nell’interrogatorio delle vittime di stupro. Il legale sostiene inoltre che le informazioni fornite già allora alle autorità della Cornell non differissero in modo sostanziale da quelle contenute nella denuncia del 2026.

La procura ha ora scelto di sottoporre nuovamente il caso a una valutazione formale. Sarà il Gran Giurì a stabilire se dagli elementi raccolti emergano i presupposti per procedere penalmente contro i sette membri della confraternita.

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