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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Contratti pirata, il conto può arrivare a 12mila euro l’anno

Una ricerca di Confintesa denuncia le differenze retributive legate ai contratti collettivi depositati al Cnel e chiede più controlli sul sistema.

La scelta del contratto collettivo può incidere sul reddito annuale di un lavoratore fino a 12.000 euro, anche quando mansioni, orario e settore restano gli stessi. È la conclusione di una ricerca presentata da Confintesa durante la IX Consulta Confederale, svoltasi a Roma.

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La stessa mansione, paga diversa

Secondo l’organizzazione, il divario nasce dall’applicazione di contratti collettivi che prevedono condizioni economiche inferiori. La differenza non riguarda soltanto la paga base, ma può estendersi alle mensilità aggiuntive, ai servizi aziendali e alla previdenza complementare.

Francesco Prudenzano, segretario generale di Confintesa, ha sottolineato che il datore di lavoro può adottare un accordo regolarmente depositato al Cnel, senza per questo garantire lo stesso livello di trattamento previsto da altri contratti del settore. «Il risparmio è dell’impresa. Il costo è del lavoratore», ha affermato.


Cnel, oltre mille accordi depositati

I dati citati da Confintesa indicano che presso il Cnel risultano registrati più di 1.000 contratti collettivi. Di questi, soltanto 150 sarebbero realmente utilizzati, mentre gli altri resterebbero formalmente presenti ma con un’applicazione limitata o nulla.

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L’organizzazione sostiene che l’attuale procedura consenta di depositare un contratto senza una verifica preventiva sugli iscritti, sulla rappresentatività o sui contenuti. In questo modo, secondo la denuncia, un accordo può diventare un’alternativa per ridurre il costo del lavoro, pur restando formalmente valido.


La richiesta di più garanzie

Confintesa contesta soprattutto l’assenza di criteri capaci di distinguere i contratti realmente rappresentativi da quelli costruiti per offrire condizioni meno favorevoli. Prudenzano ha descritto un sistema che tutela chi beneficia già delle regole esistenti, ma lascia esposti i lavoratori davanti agli accordi al ribasso.

La richiesta emersa dalla Consulta è quindi quella di introdurre filtri e strumenti di valutazione più solidi, in grado di esaminare la qualità degli accordi e di misurarne i contenuti. L’obiettivo indicato è evitare che la semplice registrazione al Cnel venga considerata sufficiente a garantire tutele equivalenti.

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