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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Terremoto, l’allarme della gip: il cemento come porta d’ingresso delle cosche

Nell’inchiesta della Dda di Ancona sulla ricostruzione post-sisma, al centro c’è il ruolo attribuito all’imprenditore Enrico Crucianelli e alla sua rete di subappalti

La ricostruzione privata dopo il terremoto del 2016 sarebbe diventata, secondo la gip di Ancona Sonia Piermartini, il punto d’incontro tra imprese legali e organizzazioni criminali. Nell’ordinanza di custodia cautelare, emessa nell’ambito dell’inchiesta della Dda denominata “Ricostruzione”, il giudice descrive un sistema nel quale aziende riconducibili a ’ndrangheta e camorra avrebbero trovato spazio nel mercato marchigiano attraverso il settore dell’edilizia.

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Il ruolo centrale di Crucianelli

Tra gli otto destinatari delle misure figura Enrico Crucianelli, 50 anni, imprenditore maceratese e titolare di Rest/Edile. Crucianelli, che si è autosospeso dalla presidenza di Ance Macerata, viene indicato dalla gip come una figura di collegamento tra l’economia considerata regolare e soggetti ritenuti vicini agli ambienti criminali.

Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, la sua impresa avrebbe assunto una posizione centrale nei lavori della ricostruzione, operando di fatto come general contractor e affidando poi numerosi interventi in subappalto. La gip sostiene che, in questo modo, le organizzazioni criminali avrebbero potuto accedere a una filiera economicamente rilevante e alimentare le proprie cosche di riferimento.


Un sistema difficile da riconoscere

Il giudice osserva che la presunta infiltrazione avrebbe sfruttato la reputazione di Rest/Edile e dello stesso Crucianelli. “La criminalità organizzata ha utilizzato lo schermo prestigioso, lucente e affidabile della ditta Rest/Edile e di Crucianelli”, si legge nell’ordinanza, per ottenere credibilità nelle Marche e ridurre il rischio di sospetti.

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La gip parla di una particolare forma di “accoglienza” della criminalità organizzata, definita quella “che non spara, ma usa il cemento”. Il meccanismo, sempre secondo l’accusa, avrebbe garantito rapidità nei lavori, prezzi competitivi e risposte ai proprietari degli immobili danneggiati, producendo nello stesso tempo ricadute economiche sull’indotto professionale e vantaggi sul piano politico.


Controlli e protocolli sotto esame

L’ipotesi investigativa assume rilievo anche perché i rapporti contestati si sarebbero sviluppati mentre Crucianelli sottoscriveva protocolli di legalità destinati a contrastare le infiltrazioni mafiose. La gip sottolinea quindi la distanza tra gli strumenti formali adottati e il quadro ricostruito dagli inquirenti.

Nell’ordinanza viene inoltre evidenziato che il sistema avrebbe operato nonostante i controlli svolti da alcune autorità pubbliche. Non sarebbero emerse segnalazioni decisive da parte di privati, professionisti, istituti di credito ed enti, elemento che, secondo la giudice, avrebbe contribuito a rendere più difficile individuare i rapporti contestati.

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