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Cronaca 2 min di lettura4 giorni fa

Colpo al collo e indagine per omicidio: la vedova rompe il silenzio

Il caso della morte di Gjovalin Lazri si sposta sempre più sul terreno giudiziario, mentre la famiglia del 36enne prova a chiedere chiarezza.

La compagna dell’uomo, ucciso a Baldissero D’Alba, nel Cuneese, ha affidato alla propria legale un messaggio in cui invita a non trasformare quella vicenda in una divisione tra “buoni” e “cattivi”.

Nelle stesse ore, gli accertamenti medico-legali hanno indicato che il corpo sarebbe stato raggiunto da un solo proiettile alla base del collo. Si tratta di una prima indicazione ancora da verificare, ma che orienta l’inchiesta sulle modalità dell’esplosione del colpo.


La richiesta della compagna

A parlare è stata la donna che viveva con Lazri, madre del loro figlio. Nel messaggio diffuso attraverso l’avvocata, ha chiesto che si arrivi a tutta la verità e che siano i magistrati a fare il proprio lavoro.

“Sentiamo e leggiamo tante cose, ma io voglio dire che non esistono persone buone e cattive. Persone che meritano di morire o altre che fanno bene a sparare”. Le parole, riportate dalla legale, sono arrivate dopo una fase in cui sulla vicenda si sono rincorse molte ricostruzioni.

La donna ha aggiunto un altro passaggio molto duro, legato alle conseguenze familiari della morte di Lazri: “Mio figlio non ha più un padre e io sono distrutta dal dolore. Deve venire tutta la verità, chiedo solo che la giustizia faccia il suo corso”.


L’indagine sul colpo esploso

Sul fronte investigativo, la Procura ha iscritto nel registro degli indagati Roberto Mollo, 35 anni, proprietario della cascina in ristrutturazione presa di mira dai ladri. Per lui viene contestato l’omicidio volontario.

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Le prime analisi, effettuate all’Obitorio civico di Torino su indicazione della procura di Asti, parlano di un proiettile che avrebbe attraversato la base del collo. Gli specialisti depositeranno le conclusioni entro sessanta giorni.

Per arrivare a una ricostruzione precisa servirà anche un sopralluogo tecnico con consulenza balistica. Gli inquirenti non escludono nemmeno l’ipotesi che il proiettile possa aver colpito Lazri dopo un rimbalzo, ma per stabilirlo sarà necessario completare gli accertamenti.


Chi era Gjovalin Lazri

Lazri aveva 36 anni ed era arrivato dall’Albania con la moglie, con cui aveva avuto un figlio, trasferendosi nella periferia nord di Torino. Lavorava come barista e, secondo chi lo conosceva, conduceva una vita riservata.

Dopo la tragedia, vicini e clienti lo hanno descritto come una persona tranquilla. “Una famiglia per bene, estremamente riservati. Non sappiamo molto di loro, parlano poco, li vediamo col bambino. Ma non ci sono mai stati problemi”, hanno raccontato. Un cliente del bar ha detto di essere rimasto sorpreso, sostenendo di non aspettarsi una vicenda simile.

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