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Cronaca 3 min di letturaieri

Colapietro, il ruolo della prof nel piano per nascondere il corpo

Dopo la lite mortale, gli investigatori ricostruiscono il tentativo di occultare i resti di Fabio Colapietro e le responsabilità attribuite ai tre indagati.

Il caso di Fabio Colapietro ruota ora soprattutto attorno a ciò che sarebbe accaduto dopo la sua morte. Il 39enne di Chivasso è stato ucciso in un appartamento nella zona settentrionale di Torino e i suoi resti sono stati poi distribuiti in 16 contenitori, chiusi dentro sacchi neri e bidoni con calce a presa rapida.

Domenica 27 settembre si sono svolti gli interrogatori di garanzia per Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, Nicole Formichetti, docente di 47 anni, e Keith Butig, 22 anni, conosciuta come Sara. Per tutti è stata disposta la custodia cautelare in carcere: il fermo non è stato convalidato per la mancanza del pericolo di fuga, ma il gip ha ritenuto sufficienti gli elementi raccolti per confermare la detenzione.


La prof al centro della ricostruzione

De Oliveira Morando ha ammesso di aver colpito Colapietro, sostenendo che la morte sarebbe stata involontaria e maturata durante un litigio legato al denaro. Ha raccontato di averlo afferrato al collo e percosso al volto, per poi tentare inutilmente di rianimarlo. Il suo avvocato Wilmer Perga lo ha descritto come confuso e ha lasciato intendere che, a suo giudizio, il giovane non avrebbe agito da solo.

Formichetti, invece, ha scelto di non rispondere alle domande del giudice. I suoi legali hanno spiegato che la donna non sarebbe stata nelle condizioni di affrontare l’interrogatorio e che potrebbe essere ascoltata in seguito. A suo carico vengono contestati il favoreggiamento e il concorso nella soppressione del cadavere.

Nella versione fornita dal 26enne, dopo il delitto il gruppo avrebbe continuato a consumare sostanze stupefacenti prima di spostare il corpo nella vasca da bagno. Sarebbero poi stati acquistati sacchi, candeggina, nastro adesivo e materiale per pulire l’alloggio. «Ho lasciato che la professoressa prendesse le redini», avrebbe dichiarato De Oliveira Morando, attribuendo alla docente un ruolo di guida nelle decisioni successive.


Resti divisi e un movente ancora incerto

In un primo momento, secondo il racconto del brasiliano, Formichetti avrebbe ipotizzato di portare il cadavere fino al lago di Garda. Dopo il confronto tra i due, sarebbe prevalsa l’idea di dividerlo e abbandonarlo in acqua. Per questo sarebbero stati comprati anche una mannaia, un affilatore e un deodorante per ambienti; Keith Butig, intanto, si sarebbe ritirata in una stanza.

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De Oliveira Morando ha sostenuto di avere partecipato con la professoressa alla separazione del corpo, mentre la giovane ha negato di aver preso parte all’omicidio e alle fasi successive. Il suo difensore ha riferito che Butig avrebbe soltanto acquistato i sacchi neri, aggiungendo che la ragazza si trova in una condizione psicologica fragile.

Dopo avere lasciato l’abitazione, il 26enne sarebbe andato dalla madre e le avrebbe raccontato l’accaduto. La donna, comprendendo che il figlio era sconvolto e parlava in modo frammentario, lo avrebbe invitato a rivolgersi alle forze dell’ordine; la telefonata della madre è arrivata nella serata di giovedì.

Anche alcune conversazioni registrate tra gli indagati avrebbero indicato Formichetti come la persona più concentrata sulla gestione del corpo. In una frase riportata agli atti, la docente viene indicata come la figura che avrebbe diretto le operazioni per eliminare le tracce e riprendere una vita normale.

Resta ancora da chiarire l’origine esatta della lite. L’ipotesi contenuta nell’ordinanza del gip Antonio Borretta collega il contrasto a un braccialetto d’oro che Colapietro avrebbe sottratto al brasiliano mentre dormiva. De Oliveira Morando, una volta svegliato, avrebbe reagito d’impulso stringendo la vittima in una presa al collo. Il giudice ha inoltre evidenziato la simultanea ricerca di droga e di un modo per eliminare il cadavere, elementi valutati come segnali di organizzazione e pericolosità.

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