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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Clima, il caso che divide i giudici torna in aula: cosa succede il 21 ottobre

La Corte d’Appello di Roma dovrà esaminare il ricorso presentato da A Sud, 200 cittadini e 24 associazioni dopo l’inammissibilità decisa in primo grado.

Il 21 ottobre il contenzioso climatico contro lo Stato italiano compirà un nuovo passaggio giudiziario. La Corte d’Appello di Roma è chiamata a valutare il ricorso di “Giudizio Universale”, promosso da A Sud con 200 ricorrenti e altre 24 associazioni.

Al centro della controversia c’è la richiesta di riconoscere una responsabilità pubblica per le conseguenze delle politiche climatiche adottate finora. I promotori sostengono che le istituzioni abbiano lasciato esposti popolazione e territorio agli effetti del riscaldamento globale.

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Il nodo resta la giurisdizione

La causa era stata respinta in primo grado il 26 febbraio 2024, al termine di due anni e mezzo di procedimento. Il Tribunale civile di Roma aveva dichiarato la domanda inammissibile per l’assenza assoluta di giurisdizione, senza quindi esaminare le contestazioni nel merito.

Secondo quella decisione, nell’ordinamento italiano non ci sarebbe un giudice competente a garantire tutela contro una presunta inerzia dello Stato in materia climatica. L’impostazione si discosta da quella seguita in altri Paesi europei, dove procedimenti analoghi hanno portato anche a decisioni favorevoli ai ricorrenti.


L’appello cerca una svolta

Per A Sud, il procedimento dovrebbe servire a spingere lo Stato verso una riduzione più incisiva delle emissioni di gas serra. Tra gli obiettivi indicati dai promotori ci sono anche il superamento della dipendenza dai combustibili fossili e una transizione ecologica non condizionata dagli interessi delle lobby del settore petrolifero e del gas.

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La discussione davanti alla Corte d’Appello non partirà però da un esame diretto dei danni climatici denunciati, ma dal problema preliminare della competenza dei giudici. Proprio questo profilo, già decisivo davanti al Tribunale, rappresenta il principale punto di confronto del nuovo grado di giudizio.


Il precedente europeo pesa

A Sud richiama la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso KlimaSeniorinnen. Secondo l’associazione, quella pronuncia ha stabilito che l’inerzia degli Stati sul clima può violare l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Un altro elemento citato dai promotori risale al luglio 2025. In una controversia avviata da Greenpeace contro Eni e il ministero dell’Economia, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno escluso che, in una materia di questo tipo, si possa fare ricorso all’argomento dell’assenza assoluta di giurisdizione.

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