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Cronaca 1 min di letturaAggiornato 1 ora fa

Cisgiordania, due attivisti italiani denunciano percosse in carcere

Marco Cola e Paula Jesus sono rientrati a Brescia dopo il fermo durante la raccolta di olive.

Aggiornamento delle 13:26

La polizia israeliana ha annunciato l’espulsione di 14 volontari stranieri, arrestati insieme a tre palestinesi con l’accusa di aver turbato l’ordine pubblico. Secondo le autorità, alcuni degli attivisti avrebbero sostenuto il movimento BDS e pianificato campagne mediatiche contro Israele; le indagini sui tre palestinesi proseguono.

Marco Cola e Paula Jesus sono tornati in Italia dopo essere stati fermati venerdì dalle autorità israeliane in Cisgiordania. I due attivisti bresciani sono atterrati in mattinata all’aeroporto di Venezia e hanno poi raggiunto Brescia.

Cola ha riferito di aver subito perquisizioni, interrogatori e umiliazioni durante la detenzione. Il fermo è avvenuto mentre i due raccoglievano olive in un terreno palestinese, a circa 20 chilometri da Ramallah, insieme ad altri quattro cittadini italiani.

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Il racconto della detenzione

Secondo Cola, agli arrestati non è stato consentito di parlare con un avvocato. L’attivista ha raccontato di essere stato sottoposto anche a una scansione e di essere stato spogliato durante i controlli.

«Ogni venti minuti venivano a svegliarti, con le luci sempre accese, rumori, insulti e derisioni», ha detto Cola descrivendo le ore trascorse in cella. Ha inoltre riferito di aver subito minacce e di essere stato privato del sonno.

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La prima notte, sempre secondo il suo resoconto, al gruppo non sono stati forniti né acqua né cibo fino alle 7 del mattino successivo. Gli attivisti avrebbero chiesto anche carta igienica, senza riceverla.


Le condizioni dopo il rientro

Cola ha dichiarato di avere ancora numerose bolle sul corpo dopo il periodo trascorso in custodia. Il suo racconto riguarda anche il trattamento riservato agli altri componenti del gruppo fermato in Cisgiordania.

L’attivista ha precisato che le donne italiane presenti non sarebbero state picchiate. Diversa, secondo quanto ha riferito, sarebbe stata la situazione dei proprietari palestinesi dei terreni, che a suo dire sarebbero stati colpiti con violenza.

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