Chi erano i quattro italiani morti in Bosnia
Laura Procacci studiava Medicina; con lei hanno perso la vita Franco Zecchillo, Simone Ruggia e Claudio Marchesi
Quattro militari italiani sono morti nello schianto dell'elicottero avvenuto in Bosnia. A bordo c'erano Laura Procacci, Franco Adriano Zecchillo, Simone Ruggia e Claudio Marchesi.
GioiaPura
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Le storie dei due sergenti
Simone Ruggia aveva 37 anni e si era trasferito da Salerno nel 2011. Nella città campana, dove vivono la madre e la sorella, tornava per incontrare gli amici, che lo chiamavano “friccolo”. Da pochi mesi era sposato con Chiara.
Il sergente praticava immersioni, corsa e ciclismo, oltre ad avere una forte passione per il mare. Claudio Marchesi, 35 anni, era invece un tecnico specialista nel controllo della strumentazione. Originario di Canale, frazione di Orvieto, era cresciuto con i genitori, il fratello e la sorella; ad Allerona aveva frequentato le scuole. Il sindaco Luca Cupello lo ha descritto come “un ragazzo d'oro”, ricordandone bontà, disponibilità e sorriso.
Il percorso di Franco Zecchillo
Franco Adriano Zecchillo avrebbe compiuto 65 anni il giorno successivo allo schianto. Tecnico perfusionista, aveva contribuito allo sviluppo della cardiochirurgia dell'ospedale di Legnano, dove aveva lavorato dal 1999 al 2022. In seguito era diventato docente all'Università dell'Insubria.
Nel 1984 era entrato nel Corpo militare volontario della Croce Rossa e faceva parte del III Centro di Mobilitazione di Milano. Dopo il pensionamento aveva continuato a prestare servizio sulle ambulanze e sugli elicotteri. Germano Di Credico, direttore dell'Unità operativa di Cardiochirurgia dell'Asst Ovest Milano, lo ha ricordato così: “Era una persona molto corretta, un po' schiva. Se organizzavi una cena magari non veniva, ma se gli chiedevi qualcosa si faceva in quattro”.
Laura tra studio e servizio
Laura Procacci aveva 32 anni. Originaria dell'area di Andria, era la maggiore di tre sorelle e aveva vissuto prima a Montegrosso, poi a Canosa di Puglia. A 18 anni, quando frequentava l'ultimo anno del liceo classico, aveva partecipato a Miss Italia arrivando alla fase finale.
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Aveva inizialmente pensato alla magistratura, ma aveva poi scelto la sanità. Dopo la laurea in Scienze infermieristiche si era iscritta a Medicina alla Sapienza e si trovava ormai vicina al traguardo. Durante la pandemia aveva cominciato a collaborare come volontaria con la confraternita Misericordia di Canosa, che l'ha ricordata per la disponibilità verso chi aveva bisogno.
L'impegno nella Croce Rossa
La sergente era entrata nel Corpo militare volontario della Croce Rossa l'anno precedente. Nel luglio scorso aveva ricevuto il premio Dea Ebe per il lavoro svolto nel volontariato.
La sindaca di Andria, Giovanna Bruno, ha parlato di “una vita intrisa di volontariato e sani princìpi”. Don Peppino Ruotolo, parroco di Canosa, ha spiegato che il desiderio di Procacci era servire la Patria e ha chiesto che il suo ricordo restasse legato alla generosità e al sorriso.
La notizia della morte di Zecchillo ha raggiunto la madre Mary nella seconda casa di Paratico, nel Bresciano. L'uomo viveva con lei nel quartiere Gallaratese di Milano; la sua scomparsa è arrivata a un mese da quella del fratello Alberto Carmine.
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