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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Chef stellati, alta pressione e rischio di burnout

Ritmi intensi, giudizio pubblico e competizione pesano sulla salute psicofisica dei professionisti della cucina

La cucina di alto livello espone chef e brigate a livelli elevati di stress psicofisico, con rischi maggiori di ansia, depressione e burnout rispetto ad altre professioni.

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Pressione e giudizio continuo

La combinazione di ritmi serrati, precisione costante e necessità di proporre idee nuove rende difficile mantenere a lungo lo stesso rendimento. Per chi lavora nei ristoranti stellati, alle esigenze della cucina si aggiungono la visibilità pubblica, la competizione e la valutazione continua dei risultati.

«Quella dello chef è in generale una professione ad alto stress», ha spiegato lo psicologo David Lazzari, già presidente dell’Ordine degli psicologi e oggi alla guida dell’Osservatorio Benèpsys. Secondo Lazzari, il riconoscimento professionale aumenta le gratificazioni, ma porta con sé anche una maggiore esposizione e può trasformare la carriera in «un ottovolante psichico» difficile da sostenere.

A documentare il problema è anche uno studio promosso dalla Federazione italiana cuochi e realizzato dal Cnr-Irib, pubblicato alcuni anni fa sulla rivista scientifica Frontiers in Public Health. La ricerca ha rilevato tra i cuochi livelli di disagio psicologico superiori alla media di altre categorie lavorative.


Il sostegno della famiglia

Lazzari ha indicato nel supporto dei familiari e del partner uno degli aiuti più utili per affrontare la pressione. Non si tratta soltanto di vicinanza emotiva: anche la capacità di affiancare concretamente il professionista nella gestione del lavoro può ridurre il peso delle tensioni quotidiane.

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La storia della cucina registra episodi estremi legati alla sofferenza psicologica. Il primo caso ricordato è quello di François Vatel, cuoco e pasticcere francese che si tolse la vita dopo un ritardo nella consegna del pesce destinato a un banchetto per Luigi XIV. Tra il 2003 e il 2021 sono stati inoltre conteggiati sei suicidi di chef stellati, compreso quello di Anthony Bourdain, cuoco, scrittore e conduttore televisivo statunitense morto in Francia nel 2018, a 61 anni.


Lavorare in una squadra affiatata

La pressione non riguarda soltanto il titolare della cucina. Nei ristoranti di alto livello ogni servizio richiede coordinamento, velocità e collaborazione tra numerosi professionisti. Quando i rapporti si deteriorano, aumentano i conflitti e il lavoro perde fluidità.

Per questo, secondo Lazzari, uno chef deve occuparsi anche della motivazione e dell’organizzazione dei collaboratori, oltre a proteggere il proprio equilibrio. «Riuscire a creare un buon affiatamento, una buona motivazione collettiva» aiuta a rendere più sostenibile un’attività nella quale tempi, giudizi e responsabilità restano molto pesanti.

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