8.000Lettori online ora
Cronaca 4 min di lettura15 ore fa

Ceuta, l’onda migratoria non apre la porta all’Europa: ecco perché

La pressione sull’enclave spagnola ha riacceso l’allarme, ma controlli, registrazioni e norme europee rendono tutt’altro che automatico il passaggio verso gli altri Paesi

La risposta europea alla crisi di Ceuta punta su cinque direttrici: frenare le partenze attraverso accordi con gli Stati terzi, blindare i confini esterni, individuare in anticipo le situazioni a rischio, colpire i trafficanti e aumentare i rimpatri di chi non può restare. Ursula von der Leyen ha presentato questa linea dopo gli attraversamenti di luglio, ottenendo in seguito il sostegno dei ministri dell’Interno dell’Unione.

L’idea di un passaggio semplice da Ceuta verso Germania, Italia o altri Stati membri, però, non corrisponde al funzionamento concreto delle regole europee. L’enclave appartiene alla Spagna, ma il suo collegamento con il resto del territorio nazionale è sottoposto a verifiche specifiche.


La rotta verso l’Europa non è automatica

Ceuta e Melilla sono città autonome spagnole sulla costa settentrionale dell’Africa e rappresentano gli unici confini terrestri dell’Unione europea con il continente africano. Pur rientrando nella Spagna, non sono inserite nello spazio Schengen secondo le stesse modalità del territorio continentale.

Chi cerca di lasciare una delle due enclave per raggiungere la Spagna via mare o in aereo deve affrontare controlli. Di conseguenza, l’ingresso irregolare a Ceuta non consente di salire liberamente su un traghetto o su un volo e poi proseguire senza ostacoli attraverso l’area Schengen.

Dopo la crisi, l’Italia ha domandato che la Spagna venisse esclusa da Schengen, ma i trattati europei non prevedono questa misura. Gli Stati possono tuttavia ripristinare per un periodo limitato i controlli alle frontiere interne quando ritengono esista una minaccia grave per la sicurezza nazionale o per la stabilità pubblica.

Roma ha applicato questa possibilità ai collegamenti aerei e marittimi con la Spagna, richiamando il rischio di trasferimenti successivi degli arrivati da Ceuta. Madrid ha reagito sottoponendo a controlli i viaggiatori provenienti dall’Italia.


La disinformazione ha amplificato l’emergenza

Una parte della spinta verso il confine sarebbe stata alimentata da messaggi ingannevoli diffusi sui social network marocchini. Alcuni migranti hanno raccontato di aver letto che la frontiera, normalmente sorvegliata, fosse stata aperta e che l’arrivo a Ceuta garantisse con facilità l’asilo o il trasferimento nella Spagna continentale.

La Guardia Civil ha esaminato gruppi presenti su Facebook, WhatsApp e Instagram, seguiti complessivamente da circa 400mila persone. L’analisi dei contenuti accessibili al pubblico non ha però permesso di stabilire chi avesse organizzato la campagna né di dimostrare un legame con il governo marocchino, i suoi apparati di sicurezza o una precisa organizzazione di trafficanti.

Nella ricostruzione diffusa il 3 settembre, Pedro Sánchez ha riferito che il Servizio europeo per l’azione esterna aveva rilevato l’attività di profili e pubblicazioni riconducibili ad ambienti informativi russi e filoisraeliani. A questi, secondo il capo del governo spagnolo, si sarebbero affiancati gruppi dell’ultradestra globale e spagnola.

La Commissione europea ha sollecitato Meta e TikTok a controllare con maggiore rapidità i contenuti, a lavorare insieme ai verificatori e a cancellare i materiali che favorissero il traffico di migranti. Le due società hanno annunciato, rispettivamente, una squadra e un gruppo operativo dedicati alla situazione di Ceuta.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Numeri eccezionali e conseguenze umanitarie

Il 30 luglio circa 80mila persone hanno oltrepassato il confine dal Marocco verso l’enclave. Almeno 72 sono morte: alcune hanno perso la vita in mare, mentre altre sono rimaste schiacciate nel tentativo di superare le barriere. Diverse stime hanno ipotizzato un bilancio ancora più pesante.

La portata dell’episodio ha superato nettamente le crisi precedenti. Nel maggio 2021, durante il precedente picco, erano entrate tra 8mila e 10mila persone nell’arco di due giorni, compresi circa 1.500 minori senza accompagnatori. Nel 2022, invece, circa 2mila persone avevano cercato di raggiungere Melilla.

A quasi due mesi dall’arrivo collettivo, le valutazioni del governo spagnolo indicavano la presenza di circa 10mila persone a Ceuta. Mancava però una rilevazione ufficiale condivisa e le cifre comunicate dalle diverse autorità erano cambiate più volte.

Tra gli arrivati figuravano circa 1.100 minori non accompagnati. Per loro il rimpatrio immediato non è possibile: la normativa spagnola stabilisce che vengano trasferiti dalle zone sottoposte alla pressione maggiore, mentre Madrid ha destinato 25 milioni di euro al sostegno dell’accoglienza nell’enclave.


Che cosa prevede il nuovo Patto

La vicenda si è verificata poche settimane dopo l’applicazione, dal 12 giugno 2026, del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo. Il testo introduce strumenti specifici per gli ingressi irregolari alle frontiere esterne dell’Unione.

A Ceuta, le persone fermate devono essere sottoposte entro sette giorni a una verifica iniziale. Le autorità controllano identità, sicurezza, condizioni sanitarie ed eventuali fragilità; devono inoltre inserire in Eurodac impronte digitali, immagine del volto e informazioni contenute nel passaporto.

Per chi arriva da Stati classificati dall’Unione come sicuri, o da Paesi le cui domande di protezione vengono accolte raramente, sono previste valutazioni più rapide direttamente alla frontiera. Il Marocco rientra in questa categoria: i suoi cittadini possono chiedere comunque protezione, ma partono da una presunzione sfavorevole rispetto al riconoscimento dello status di rifugiato.

In caso di afflussi straordinari o di sfruttamento politico dei flussi migratori, gli Stati possono ottenere margini temporanei più ampi. Tra le possibilità figurano l’allungamento dei tempi per registrare le richieste e il prolungamento della permanenza nelle strutture di frontiera.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere