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Cronaca 2 min di lettura3 ore fa

Celle, microspie e barricate: la notte di caos nel carcere di Pisa

La protesta, iniziata il 30 settembre, ha coinvolto decine di reclusi: forze dell’ordine schierate e una diretta TikTok poi interrotta.

La presunta scoperta di dispositivi nascosti nelle celle avrebbe fatto esplodere la tensione nel carcere di Pisa. Decine di detenuti si sono barricati in un reparto, mentre uno di loro ha raccontato la protesta attraverso una diretta TikTok realizzata con un telefono introdotto clandestinamente nella struttura. Dopo ore di disordini, la situazione è stata riportata sotto controllo nella mattinata del 1° ottobre.


La protesta ha bloccato un reparto

I disordini sarebbero cominciati intorno alle 18 del 30 settembre. Alcuni detenuti avrebbero impedito l’accesso agli agenti della polizia penitenziaria, arrivando anche a versare olio sul pavimento per ostacolare l’ingresso nel reparto.

All’esterno della struttura sono confluite diverse forze dell’ordine, compresi i carabinieri. L’area è stata presidiata e sono state predisposte anche ambulanze, in via precauzionale. Nel frattempo, alcune decine di familiari e amici dei detenuti si sono radunate nei pressi del carcere.


Le accuse affidate a TikTok

Durante la prima diretta, successivamente interrotta, alcuni reclusi hanno alternato interventi in italiano e in albanese. Nei loro racconti hanno sostenuto di essere stati colpiti con manganelli e hanno indicato come possibile causa della rivolta il ritrovamento di microspie e di altri apparati elettronici nelle celle.

In un secondo collegamento, i detenuti hanno riferito che, qualche ora prima, la direzione li avrebbe fatti uscire temporaneamente dalle stanze con la motivazione di una prova di evacuazione. Al rientro, sempre secondo la loro versione, avrebbero trovato dispositivi nascosti all’interno delle celle. Si tratta di accuse riportate dai protagonisti della protesta e non di circostanze accertate nel testo disponibile.

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Organico insufficiente e sovraffollamento

Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp Polizia Penitenziaria, ha collegato la gravità dell’episodio alle condizioni della struttura. A suo dire, nel carcere pisano ci sarebbero oltre 300 detenuti a fronte di 185 posti disponibili.

«A Pisa oltre 300 reclusi sono stipati in soli 185 posti, mentre risultano assegnati appena 185 agenti, quando ne servirebbero almeno 347», ha affermato De Fazio, sottolineando che una simile carenza renderebbe fragile la gestione ordinaria e ancora più complessa quella delle emergenze.


Il ritorno alla calma

Dopo l’intervento congiunto della polizia penitenziaria e delle altre forze dell’ordine, la situazione è stata indicata come sotto controllo nella mattinata del 1° ottobre. La protesta aveva però già provocato momenti di forte agitazione all’interno del reparto e richiamato numerosi familiari davanti all’istituto.

Restano al centro della vicenda le denunce sulla presunta presenza di microspie, l’uso di telefoni cellulari vietati e il racconto dei detenuti sui presunti maltrattamenti. Gli elementi emersi durante le dirette dovranno essere verificati dagli accertamenti sulle ore di disordine.

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